Testo Sacro

Il Jaap Sahib è sicuramente una tra le più profonde e intense shabad composte da Guru Gobind Singh (1666-1708, 10° Guru della tradizione Sikh).

Yogi Bhajan descriveva questo bani come un dono a disposizione di tutti, da utilizzare quando la propria grazia, la propria potenza e posizione sono minacciati. È una shabad che infonde grande coraggio.

Se già Guru Nanak Dev (1469-1539, 1° Guru della tradizione Sikh) aveva descritto gli attributi di Dio Onnipotente nel Mul Mantra del Japji, Guru Gobind Singh in questa shabad utilizza molteplici aggettivi per descrivere le qualità dell’Uno, rendendoGli omaggio in innumerevoli forme, pur sottolineandone sempre la sua unicità e indivisibilità.

Lo descrive come Perfetto, Illimitabile Creatore senza limiti. È il Re di innumerevoli re, Egli è onnipotente e onnisciente. Egli è onnipresente e può essere visto in tutte le cose.

Non di rado le parole di questa shabad accompagnano le classi di Kundalini Yoga. I versi 189-196 compongono il mantra conosciuto (più semplicemente) come “Ajai Alai”:

Ajai Alai, Abhai Abhai, Abhoo Ajoo, Anaas Akaas Aganj Abhanj,
Alakh Abhakh, Akaal Deaal, Alek Abehk, Anaam Akaam, Agaahaa
Adhaahaa, Anaatay Parmaatay, Ajouni Amouni,
Na Raage Na Ranghe, Na Rupe Na Reke, Akaramang Abharamang, Aganje Alekhe


Invincibile, Indistruttibile, Senza paura, Ovunque, Non nato, Eterno, Indistruttibile, In ogni cosa, Invincibile, Indivisibile, Invisibile, Libero dal desiderio, Immortale, Buono, Inimmaginabile, Senza forma, Innominabile, Libero dai desideri, Impenetrabile, Indistruttibile, Senza Maestro, Distruttore, Oltre la nascita e la morte, Oltre il silenzio, Più dell’amore stesso, Oltre ogni colore, Senza forma, Oltre i chakra, Oltre il karma, Oltre il dubbio, oltre le battaglie, Inimmaginabile.

E, sempre nel Jaap Sahib, si ritrova (pauri 94-95) quest’altra descrizione di Dio:

Gobinde, Mukande, Udare, Apare, Hariang, Kariang, Nirname Akame


Colui che sostiene, Liberatore, Colui che illumina, Infinito, Distruttore, Creatore, Senza nome, Senza desideri.

È sorprendente notare come le stesse qualità elencate da Guru Gobind Singh nel descrivere l’Uno, compaiano anche in altri testi al di fuori della cultura Sikh.

Ne è un esempio evidente il cosiddetto “Libro segreto di Giovanni”, più conosciuto come “Vangelo Apocrifo di Giovanni”, un testo gnostico che come tanti altri vangeli “non canonici”, fu rinvenuto in maniera casuale nel 1945 in una giara di terracotta nelle grotte di Nag Hammadi, in Egitto.

In sostanza, questo documento, datato approssimativamente tra il primo e il secondo secolo d.C. (anche se c’è chi si spinge a considerarlo ancora più antico), descrive un dialogo in cui Cristo trasfigurato appare a Giovanni donandogli nuovi insegnamenti segreti per rafforzare la sua fede.

Ciò che affascina quando ci si imbatte in questo tipo di testi, aldilà della filosofia a cui appartengono, è l’impressione di scorgere tra le loro pagine sempre un medesimo insegnamento, anche se esposto in modi e situazioni diverse da protagonisti “lontani” in termini sia di spazio che di tempo.

Può apparire singolare come anche nel testo apocrifo di Giovanni, venga fornita un’accurata descrizione di “Dio” utilizzando un elenco di attributi del tutto simili, o meglio identici, a quelli impiegati dal decimo Guru della tradizione Sikh nel suo poema.

Così viene descritto il Principio Divino Universale nel testo di apocrifo di Giovanni:

L’unico principio è l’Uno. Non è Dio o un Dio: Esso è al di sopra di tutto. Contiene tutto ciò che esiste, è senza confini e nulla esiste al di fuori di Lui.


E continua…


L’Uno è: illimitabile, insondabile,incommensurabile, invisibile, eterno, è bontà inesprimibile, innominabile, senza tempo, è maestoso e di incommensurabile purezza. È luce incommensurabile, pura, santa, immacolata. È inesprimibile, incorruttibile. È senza corpo, non è grande e non è piccolo. Innominabile. Egli è pura luce. L’Uno governa tutti. Nulla ha autorità su di Esso. Capo di tutti i reami. Creatore di tutti i regni. È Luce. Creatore di luce. È Vita. L’Uno è senza confini, nulla esiste al di fuori delle sue estremità, l’Uno non può essere indagato. Nulla esiste a prescindere dalla sua verità.

Le due descrizioni, pur facendo parte di due diversi componimenti sono così sovrapponibili tra loro da dare l’impressione di far parte dello stesso testo nonostante appartengano a culture e a tempi diversi.

Come detto infatti, il testo apocrifo di Giovanni risalirebbe a molti secoli prima della composizione del Jaap Sahib, essendo il suo compositore vissuto a cavallo tra il 1600 e il 1700: due composizioni lontane secoli l’una dall’altra ma quanto mai vicine per contenuto e insegnamento.

Analogie simili si possono scorgere in maniera più o meno velata anche in altre tradizioni.

Che siano Vangeli, Poemi, Saggi, Espistole o Testi Sacri di qualsivoglia religione forse poco importa, proprio perché in fondo, le diverse forme racchiudono in se sempre lo stesso insegnamento, lo stesso invito a non dimenticare mai che tutto ciò che esiste, tutto ciò che siamo è parte di un qualcosa di più grande, di Infinito.

Proprio quell’Infinito che, come diceva Yogi Bhajan (Maestro di Kundalini Yoga), è già presente dentro ognuno di noi, che non è irraggiungibile ma che anzi è più vicino di quanto ci si possa immaginare se si ha la volontà e il coraggio di guardarsi dentro.

Se vuoi conoscere l’Infinito, prima conosci il finito: conosci te stesso (Yogi Bhajan)

Fatehdeep Singh

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