Dopo il decimo Guru storico, Guru Gobind Singh, il Gatka assunse un grande valore simbolico. Con l’episodio in cui Guru Gobind Singh chiese il sacrificio di cinque suoi Sikh, la spada assunse una grande valenza simbolica: divenne simbolo della volontà di offrire completamente la propria esistenza al Guru, e quindi ai valori della giustizia, dell’onestà, del non attaccamento e del perseguimento della Verità.

In tempi più recenti, durante il regno di Ranjit Singh (1792-1839), i Sikh sfruttarono l’arte marziale del Gatka per fronteggiare l’avanzata dell’esercito inglese, che ad ogni passo conquistava terre originariamente appartenenti ai Sikh, mettendo sempre più in difficoltà questi ultimi nella professione della propria fede.

Nonostante i Sikh abbiano vinto delle battaglie, la loro comunità, a contatto con gli inglesi, si andò logorando interiormente. Si diffusero corruzione e cospirazione. L’idea degli inglesi era quella di indebolire i Sikh al punto che si sentissero costretti a ridursi ad una qualsiasi setta del cristianesimo.

La stessa pratica del Gatka fu impedita, costringendo gli insegnanti di questa arte a rifugiarsi nella foresta e nei villaggi, preoccupandosi sempre di avere cinque allievi cui trasmettere questo bagaglio culturale.

Il Punjab andava rendendosi sempre più distinto e indipendente rispetto al resto dell’India, ma le decisioni più importanti erano demandate all’Inghilterra.

La conoscenza di questa arte marziale (e del sikhismo in generale) si è diffusa in Occidente grazie al Maestro Yogi Bhajan un Sikh che passò gran parte della propria maturità vivendo in Canada e negli USA e viaggiando per le Americhe e l’Europa.

Altri due uomini hanno contribuito alla conoscenza di questa arte marziale in occidente sono Baba Nihal Singh Khalsa e Guru Shabad Singh Khalsa De Santis.

Oggi in India la trasmissione di questa arte marziale è strettamente collegata alla trazione Sikh, mentre in Occidente è improbabile che i praticanti di Gatka abbiano scelto questa arte marziale per proseguire la tradizione sikh.

In occidente il Gatka è sì presentato come un’arte marziale di origine sikh, ma altresì come una disciplina in grado di dare al praticante (gatker) degli strumenti che utilizzerà per raggiungere un equilibrio psico-fisico.

Yogi Bhajan e Guru Shabad Singh

Attraverso i movimenti e le tecniche del Gatka, l’allievo è in grado di pervenire ad un equilibrio della Mente Negativa e della Mente Positiva, favorendo così il bilanciamento della MENTE NEUTRA.

Con la ripetizione di precisi schemi di movimento, si sviluppa uno stato di coscienza in cui il discepolo può allargare il proprio spazio personale, espandere i propri confini e le proprie opportunità, in senso fisico, mentale, emotivo e sociale.

Con la pratica del Gatka lo spazio personale viene percepito come più ampio, piacevole, comodo e concreto. I praticanti inoltre, risultano più consapevoli di questo spazio rispetto ai non praticanti. Questa arte marziale giungerebbe a configurarsi come una pratica meditativa che coltiva quel particolare stato di totale e concreta presenza a se stessi e al mondo circostante.

Gatka infatti, se dal punto di vista prettamente linguistico vuol dire “mazza, bastone” – l’arma che usavano spesso i Sikh nelle battaglie, dal punto di vista esoterico vuol dire “grazia, estasi”.

In India il Gatka nacque per combattere il “nemico fuori”, mentre in Occidente la sua pratica insegna a confrontarsi anche con il “nemico dentro di noi”, l’inconscio, che se inesplorato può divenire pericoloso, ma conosciuto, può essere gestito e divenire fonte di forza.

Lo strumento principale di questa arte marziale è la SPADA, ma vengono utilizzate tutte le armi e anche le mani nude.

La Spada nel Gatka viene usata secondo il movimento del moto infinito, basato sulla forma dell’otto ripiegato. Questo movimento permette di cambiare i piani di attacco e difesa, senza mai interrompere il moto della spada. Si viene così a generare una sorta di sfera intorno al guerriero in cui esso è libero di cambiare obiettivo o funzione. In questo modo il praticante sarà anche libero di usare tutte e due le braccia, muovendosi insieme alla sfera che lo circonda e lo protegge, in tutte le direzioni del piano.

Il controllo dello spazio interno ed esterno, e l’utilizzo di tutte le armi, permette al Gatker di affrontare più avversari contemporaneamente, creando un sistema di difesa a 360°.

Inoltre inducendo un elevato stadio meditativo durante la sua pratica il Gatka è strettamente connesso al Kundalini Yoga.

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