Adi Shakti - Armi

Le armi da guerra dei Sikh erano la spada, la lancia e il moschetto, nel cui maneggiamento la cavalleria era molto abile. Venivano impiegati anche archi e frecce, ma soprattutto dalla fanteria. L’uso delle pistole non era ignoto ai Sikh; quando la polvere non era rara, se ne servivano con successo. Il cannone fu, in un primo tempo, praticamente sconosciuto, a causa dell’instabilità della loro situazione e della mancanza di risorse; ma non appena la loro potenza civile e militare divenne sicura e le loro risorse sufficienti, ne venne introdotto l’uso.

Secondo George Thomas, giunsero a possedere quaranta bocche da fuoco. I Sikh, prima di Ranjit Singh, non avevano un’uniforme: portavano un turbante, una camicia, un paio di pantaloni corti e sandali molto stretti, ma questa semplicissima tenuta non era obbligatoria. I capi avevano a volte un’armatura in maglia di metallo : maschere, corazze, scudi e guantiere. Erano spesso oggetti che si erano procurati durante le conquiste.

Prima che Ranjit Singh imponesse loro una vera disciplina, i Sikh ignoravano assolutamente l’addestramento. Per esercitarsi disponevano del fervore religioso e l’entusiasmo fanatico contro chi li schiacciava sotto i piedi, uccideva i loro Guru, ne degradava i templi o disonorava e maltrattava coloro che essi amavano.

Quando andava alla guerra, un Sikh aveva una fede assoluta in Dio e nel Guru. Sapeva che se avesse vinto avrebbe condotto una vita onorevole e goduto di gioie materiali, ma era anche convinto che, se fosse morto, sarebbe andato dritto nella dimora celeste del suo Guru.

L’unica disciplina di cui un esercito Sikh potesse vantarsi era costituita dal fatto che ogni spedizione nazionale era condotta da un capo eletto dal Guru-mata. Gli altri capi ricevevano le sue istruzioni e comandavano i propri contingenti adeguandovisi. Gli ufficiali inferiori, a loro volta, ricevevano istruzioni dai loro capi, ma molti venivano lasciati alla loro personale iniziativa.

Il grido di guerra era “Sat Siri Akal” e “Wahe Guru Ji Ka Khalsa, Wahe Guru Ji Ki Fateh”. Lo stendardo Sikh era di color zafferano, ma per quanto possano essere probanti le ricerche compiute su quest’argomento pare non recasse ne disegni ne insegne araldiche.

I Sikh erano audaci, valorosi e costanti. Erano molto abili nell’arte delle scaramucce per attirare il nemico e farne una facile preda. Non erano mai sedotti dagli agi e li detestavano. Non avevano tende e per dormire si distendevano al suolo in piena campagna. Il loro pasto era semplice e consisteva essenzialmente in pane di farina. Potevano mangiare carne, ad eccezione di quella di vacca, proibita dalla vecchia tradizione e considerata con rispetto dai Guru; ma l’animale destinato al loro nutrimento doveva essere sgozzato con un colpo solo, con la minor crudeltà possibile. Il soldato Sikh possedeva due coperte, che poneva sotto la sella assieme ad un sacco di mais e a delle cinghie. Una coperta era destinata al suo uso personale, l’altra al suo cavallo. Il Sikh era vivace nei movimenti e abile soldato. Questi tratti del carattere Sikh assicurarono il successo del Khalsa in molte delle sue imprese belliche.

Fonte: “I Sikh, leggenda e storia dei mistici guerrieri”, di Lajwanti Rama Krishna, ed. Ghibli

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