Le virtù dei samurai? Sono otto: la solidarietà, l’equità, la cortesia, la saggezza, la fedeltà, la lealtà, la pietà filiale e la cura degli anziani. Il coraggio è pleonastico. Il coraggio senza la saggezza, dice Confucio, è brutalità. Le virtù sono confuciane. Solidarietà significa usare la forza con moderazione. Essere equi significa saper stare al proprio posto. La lealtà e la fedeltà sono virtù fondamentali. La pietà filiale indica il rispetto per i genitori. Alla saggezza e alla cortesia ha già accennato Shingen. E la cura degli anziani?

Spesso si prescrive qualcosa che non si possiede. Le virtù del samurai sono le più disattese. In certi film giapponesi il samurai si fa coinvolgere solo se il duello è inevitabile o a fini didattici. Ma non era un comportamento comune. In epoca Tokugawa, sapendosi impunito il samurai poteva essere un provocatore. E’ codardo colui che colpisce chi non può difendersi. Alcuni samurai osservano che chi colpisce le caste inferiori offende il signore, poiché queste gli appartengono.

Tra i samurai la lealtà era un optional, specie nel primo medioevo. Si era leali con chi retribuiva meglio. La lealtà non trascendeva l’egoismo e l’opportunismo, la si vendeva al miglior offerente, aveva un valore strumentale. I samurai non erano disinteressati. Erano leali al loro daimyo perché la loro sopravvivenza dipendeva da lui. L’alternativa era divenire un ronin, senza identità o legami sociali. Pretendere la lealtà dal samurai è etnocentrico, altri erano i valori dell’epoca. Non si possono cancellare i voltafaccia : la corsa al potere non ammette intralci.

La reputazione e la fama sono più determinanti della lealtà. In nome di questi valori il samurai può disubbidire ai superiori, perdere i vassalli e persino uccidere colui cui deve la vita. L’onore non va inteso in astratto, ma in base al numero di vittorie. Predomina l’utile e l’egoismo. Cogliere l’opportunità è la parola d’ordine. Nel conflitto tra ragione e sentimento prevale il pragmatismo: ciò che fa comodo, non l’affetto o i valori familiari. I samurai tentano di trionfare con ogni mezzo, pronti a calpestare per interesse gli impegni presi sul letto di morte.

Yamamoto Tsunetomo recalcitra a infangare i samurai, eppure deve ammetterlo: “Quando le cose vanno bene, molti fanno a gara per circuire il proprio signore e rendersi utili attraverso la saggezza, la capacità di giudizio e le arti. Tuttavia se il signore dovesse ritirarsi o consegnare il potere ad altri, molti sarebbero pronti a voltargli le spalle all’improvviso per accattivarsi i favori del nuovo venuto. Non è una circostanza piacevole da menzionare”.

[…] Accusare di opportunismo tutti i samurai sarebbe gratuito. Kusunoki Masashige accettò di entrare in battaglia e ubbidì al sovrano, pur sapendo che l’avrebbero distrutto. E’ un esempio raro sul fronte dei perdenti.

Fonte: “Il pennello e la spada”, di Leonardo Vittorio Arena, ed. mondatori 2013, pagg. 46-48

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