Il turbante serve a proteggere il capo, serrando in precisi passaggi di cotone, capelli e orecchie. Nel Gatka è chiamato DHAMALA ed è peculiare non solo per la sua forma e struttura, ma soprattutto per la stimolazione che attua sulla Mente Neutra del praticante.

Turbante

Ci sono tre punti fondamentali sull’asse longitudinale del cranio: posteriormente, il punto della mente negativa,anteriormente il punto della mente positiva e al centro il punto della menteneutra. Il turbante si basa su questo tipo di struttura. Le donne formano la crocchia dei capelli nel punto piu’ posteriore, perché hanno la mente negativa molto sviluppata, ad esempio sentono molto il pericolo posto da una certa situazione; i maschi formano la crocchia più avanti, per spingere di più sulla mente positiva ed essere più propositivi e risolutivi. La femmina di per se è attenta a organizzare il territorio, il maschio va a conquistare lo spazio. Nel turbante da guerra, la crocchia viene posta al centro. Nel combattimento bisogna essere tanto maschi quanto femmine, per cui i capelli sono legati completamente nel centro. La crocchia forma un “vortice”, e in quel punto viene enfatizzata una certa funzione. Quando si combatte, i capelli sono raccolti in maniera neutra. A seconda di come si mettono i capelli, si riprogramma la mente. Il sottoturbante deve proteggere tutta la scatola cranica.

Quando si fa Gatka si deve essere molto attenti sia alla difesa che all’attacco, senza propendere maggiormente per l’uno o per l’altro. Questo corrisponde al punto della morte. Non a caso Cristo ha scelto la croce come simbolo che non è ne maschile ne femminile, ne vita ne morte, ma è un punto zero.

Nel momento che i capelli sono in alto al centro, la donna deve fare uno sforzo per dimenticare quello che potrebbe crearsi come ulteriore problema, perché già si è creata di per se stessa una situazione di morte. L’uomo non deve pensare a conquistare niente di più di quello che è se stesso, perciò alla fine maschio e femmina non esistono più nella Gatka perché difesa ed attacco sono equilibrati. Quando si combatte, per farlo liberamente, si deve già pensare di essere morti, altrimenti perdere o conquistare qualche cosa rappresenta un handicap perché crea sbilanciamento: se non c’è niente da perdere, e la perdita maggiore che possiamo avere è la nostra vita, allora si diventa “inafferrabili”, non si è ricattabili. Questo lo rappresenta il turbante e questo ci da un impulso, a livello magico e sottile, ad essere proprio ciò che viene rappresentato.

Dopo aver fatto la “cipolla” dei capelli superiore, che serve anche a proteggere la fontanella, si fa il turbante vero e proprio. Con il turbante si protegge e si manda in corto circuito la linea ad arco, uno degli undici corpi del Kundalini Yoga, in maniera che non ci sia un’oscillazione che provochi sbilanciamenti. Immaginate una bilancia che invece di essere stabile, subisce il peso da una parte. Nel caso della linea ad ar co, abbiamo una bilancia in continuo movimento. Per mettere a fuoco una cosa qualsiasi, c’è bisogno dei due tempi e mezzo: mentre scorro da una parte, individuo il punto; da qui ritorno dall’altra parte e individuo nuovamente il punto; ritorno sul punto, lo fisso e colpisco.

Ragionando sulla linea ad arco con il concetto dei due tempi e mezzo, prima subiamo lo stress, poi lo bilanciamo dall’altra parte, e poi lo riequilibriamo di nuovo al centro. Con il turbante, questo movimento è continuo, e questo è ottenuto con il primo passaggio del turbante.

Il turbante normale (non da guerra) ha il passaggio davanti alla fronte a triangolo in modo che i due punti estremi della linea ad arco non vengano messi in contatto, ma siano separati: questo aumenta il potere del terzo occhio, quindi dell’intuizione (questo tipo di turbante può andare bene per il commercio). Con il turbante da guerra si è più reattivi e veloci.

I colori del turbante sono importanti: il blu rappresenta il tramite tra finito ed infinito, cioè il mettere a disposizione il proprio servizio per l’infinito. Il blu è anche il colore dei meccanici, e quelli che fanno Gatka sono “quelli che si sporcano le mani”, gli operai dello spirito. Il blu a livello di cromoterapia, contiene l’arancione: questo colore aumenta la circolazione del sangue. L’arancione rappresenta quello che riflette dentro il colore, il blu rappresenta l’esterno, quindi lo strumento e nel caso specifico le armi.

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Il blu esterno raffredda ed è più emostatico: con il blu si vedono molto meno i tagli e il sangue e per un guerriero è importante non fare notare troppo quando viene colpito.

Il colore bianco serve ad espandere l’aura, comprende tutti i colori, rappresenta non solo la radianza ma anche la purezza dello spirito.

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