Adi Shakti Caduceo

Tradizionalmente l’arte marziale del Gatka non prevede la suddivisione in gradi o in cinture di diverso colore durante il percorso di apprendimento delle tecniche. Tuttavia è possibile delineare una serie di stadi o passaggi di crescita che il praticante attraversa, identificati proprio da alcuni colori specifici.

• GATKA è il nero della notte.

• GATKA è il blu delle ore d’ambrosia.

• GATKA è l’arancio del sole al tramonto.

• GATKA è il bianco di tutti i colori del sole a mezzogiorno.

(tratto da “108 volte Gatka” di Guru Shabad Singh)

“Il nero della notte” rappresenta lo stadio iniziale dello studio, caratterizzato dalla disciplina,in cui il praticante esegue con diligenza gli insegnamenti impartiti dal maestro senza interrogarsi sul loro significato, secondo la regola “Maestro dice, allievo esegue”. È il colore rappresentativo della morte, intesa come l’abbandono di vecchi e rigidi schemi mentali e motori. Questo processo diviene parte integrante nel percorso di apprendimento del Gatka attraverso un preciso training che, tramite il corpo arriva a influenzare la mente e a nutrire lo spirito del praticante. Un processo che pur nella memorizzazione delle tecniche, mira nella prima fase dell’apprendimento, proprio a smantellare vecchi schemi motori, liberando il movimento e far si che lo stesso sgorghi naturale; da qui l’accezione di Grazia del Gatka, per sua natura movimento armonico ed elegante. Il nero della notte inteso quindi come morire al vecchio, liberandosi di inutili zavorre, per andare incontro al nuovo tramite una rinascita graduale.

“Il blu delle ore d’ambrosia” è il colore che assume il cielo nelle ore che precedono l’alba quando il nero della notte sfuma lentamente. Esso proviene dall’oscurità del nero ma tende a liberarsi dalle sue ombre per andare verso il bianco. È il secondo stadio nel percorso formativo del praticante di Gatka e sta a rappresentare il servizio. È il momento in cui si comincia a restituire ciò che si è appreso nella prima fase, con operosità e disciplinata osservanza delle norme. È il blu che non a caso si intravede talvolta in certi simboli civici convenzionali come la Croce Blu, i Caschi Blu o le tute blu. Nell’ antica tradizione Sikh, da cui l’arte della Gatka trae origine, il guerriero oltre ad impugnare le armi sul campo di battaglia a difesa della comunità, si prodiga con lo stesso impegno in tempo di pace per il bene della collettività.

“L’arancio del sole al tramonto” rappresenta la condivisione degli insegnamenti alimentata da uno spirito di compassione, è il pathos con cui ci si prodiga a diffondere ciò che si è imparato perché lo si è assimilato come parte integrante di se stessi.

“Il bianco di tutti i colori del sole a mezzogiorno” è rappresentativo dell’eccellenza. Simboleggia la maestria nell’utilizzo delle tecniche e la metamorfosi dello studente in “maestro”.

CaduceoL’antica scienza dell’Alchimia rivela il processo con cui l’uomo può arrivare a realizzarsi, ovvero divenire cosciente della propria Essenza Spirituale. Ovviamente tale processo non è immediato e soprattutto è lungi dall’essere semplice. È un percorso che richiede grande volontà e non poco coraggio perché è necessario scavare in profondità dentro se stessi per raggiungere il tesoro nascosto. Come un minatore che con fatica e determinazione scava la dura roccia per raggiungere l’oro, allo stesso modo, nel personale processo di ricerca interiore, è necessario sporcarsi le mani per discendere nella profondità di se stessi e portare alla luce l’essenza del Sé entrando in contatto anche con le parti più oscure e inesplorate della propria personalità.

La pratica del Gatka in questo senso, fornisce un importante supporto in quanto, oltre a infondere la capacità di fronteggiare il “nemico fuori”, insegna nel contempo a confrontarsi con il “nemico dentro” ovvero l’ombra racchiusa in ogni essere umano, il bollente calderone dell’inconscio che, inesplorato può essere pericoloso, mentre conosciuto e opportunamente gestito, può divenire fonte di grande forza. Conoscere i propri limiti, in battaglia e nella vita, e tentare quotidianamente di superarli, in una strenua e incessante ricerca di miglioramento di sé, è importante per una comprensione più profonda della propria esistenza.

AlchimiaL’invito è quindi a discendere nella terra del proprio essere per esplorare l’inconscio. Scavare la terra, simbolo dell’uomo fisico per prendere coscienza del proprio mondo interiore.

Carl Gustav Jung disse: “Chi guarda in uno specchio d’acqua, inizialmente vede la propria immagine. Chi guarda se stesso, rischia di incontrare se stesso. Lo specchio non lusinga, mostra diligentemente ciò che riflette, cioè quella faccia che non si mostra mai al mondo perché continuamente nascosta dietro il personaggio, la maschera dell’attore. Questa è la prima prova di coraggio nel percorso interiore. Una prova che basta a spaventare la maggior parte delle persone, perché l’incontro con se stessi appartiene a quelle cose spiacevoli che si evitano fino a quando si può proiettare il negativo sull’ambiente”.

Oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, l’alchimia implica quindi un’esperienza di crescita o meglio, un processo di liberazione spirituale dell’operatore, assumendo connotati mistici che possiedono un significato interiore, relativo allo sviluppo spirituale.

L’alchimista scava la terra. Scavare o penetrare la terra è il primo passo del processo alchemico. La terra è il corpo, o se stessi. Penetrare la terra corrisponde a penetrare, conoscere, il proprio sé interiore.

Il processo alchemico si divide normalmente in tre fasi principali denominate :

NIGREDO o opera al nero

ALBEDO o opera al bianco

RUBEDO o opera al rosso

In realtà esistono altre fasi, per così dire intermedie, che solo di rado compaiono nei testi e riguardo alle quali esistono poche delucidazioni. Fasi di passaggio, sfumature, ma non per questo meno degne di approfondimento anzi, proprio in esse risiedono importanti insegnamenti.

NigredoLa fase Nigredo, o “nerezza”, nel linguaggio alchemico sta ad indicare lo stato di putrefazione con conseguente decomposizione della materia. Il corpo si riduce alla materia prima da cui originò.

“La putrefazione è così efficace che distrugge la vecchia natura e la vecchia forma dei corpi in decomposizione, li trasmuta in un nuovo stato dell’essere per dar loro un frutto completamente nuovo. Tutto ciò che vive, muore; tutto ciò che è morto si putrefà e trova nuova vita” (Pernety, 1758).

In senso metaforico il marcire della materia corrisponde alla “putrefazione” della personalità, che deve essere distrutta, incenerita al fine di disgregare ciò che si era aggregato negli anni passati. Il corpo deve essere decomposto. Ciò significa spostare la propria consapevolezza all’Io interiore.

Esattamente come avviene nel primo stadio di apprendimento del Gatka dove il nero della notte rappresentativo della morte, è da intendersi proprio come l’abbandono di paure, di vecchie e rigide strutture mentali che, riflettendosi sul corpo a livello motorio, limitano il naturale fluire dei movimenti. È necessario quindi morire per poter rinascere liberi dai condizionamenti del passato, superando le paure per edificare un nuovo stato dell’essere.

Come affermava La Fontane: “Il saggio non è sorpreso dalla morte, egli è sempre pronto ad andarsene”.

Ciò vuol dire non temere il cambiamento e la trasformazione ma essere sempre pronti a modificarsi per rinnovarsi in meglio anche se ciò richiede coraggio, determinazione ed impegno. Nella mitologia, la Nigredo rappresenta le difficoltà che l’uomo deve superare durante il suo viaggio negli inferi, ossia all’interno di se stesso. Ercole doveva portare a termine dodici compiti quasi impossibili. Il pellegrino incontra tradizionalmente ombre, mostri, demoni. Tutto ciò fa quindi riferimento alla morte dell’uomo comune, intesa come morte del suo caos interiore e dei suoi dubbi. In una delle sue fatiche, Ercole pulisce le stalle del re Augia, a rappresentare la pulizia di tutte le impurità interiori.

Uccidere il caos interiore è proprio uno dei punti focali del Gatka. Attraverso l’esecuzione di precisi esercizi e bio tempi, il training del gatker mira all’attivazione della Mente Neutra, che scaturisce dal bilanciamento della Mente Negativa e della mente Positiva e che apre il soggetto alla dimensione Tantrica del “qui e ora”. Dimensione Intuitiva e Meditativa, nel pieno svolgersi di un’azione caotica e stressante. Lo stato di Mente Neutra permette di poter gestire contemporaneamente molteplici sollecitazioni sia in combattimento sia nella vita.

L’immersione in se stessi in uno stato di calma e neutralità mentale innesca la putrefazione e la decomposizione di ciò in cui si era incastrati, arrivando lì dove risiede il potere della trasformazione. A volte però il confronto con la realtà interna è scomodo e spesso doloroso ma una volta entrati nella profondità del buio, con la scoperta del seme del problema, nasce la luce bianca (albedo, bianchezza, la fase seguente). Sorge uno stato di quiete e tranquillità. La presa di coscienza del problema è stata ottenuta, il problema è stato emotivamente elaborato ed emerge la conoscenza su come affrontarlo in un modo più positivo, costruendo così un atteggiamento più puro.

Saturno è il pianeta che simbolicamente governa la fase della Nigredo. È il simbolo del caos, della materia prima sotto forma di pietra grezza. È la divinità che, con la falce e la clessidra, simboleggia la morte e la putrefazione dalle quali sorgerà nuova vita. Ma è anche colui che causa malinconia, un altro sentimento associato alla fase della Nigredo. E proprio perché può sorgere malinconia quando si lavora alchemicamente su se stessi, l’alchimista consiglia l’uso della musica per innalzare l’Anima. Proprio la musica e il ritmo giocano un ruolo essenziale nella pratica del Gatka. Le sonorità dal ritmo tribale dei mantra assumono infatti un valore primario come sorgente della concentrazione mentale, del respiro e del movimento. La musica e la ripetizione del mantra educano il gatker a far coincidere in modo sinergico suono, respiro e azioni. Inoltre, la combinazione con tecniche di respirazione e posture Yoga mirano a risvegliare e a far risalire lungo la schiena la Kundalini, potentissima energia che staziona latente alla base della colonna vertebrale, nell’area del sacro.

Per dar vita a un nuovo inizio quindi, la putrefazione è una fase necessaria. La vita stessa è un ciclo di morte e rinascita, con la continua creazione di nuova vita che dona all’uomo l’opportunità di lavorare su se stesso e sforzarsi di perfezionare la propria condizione. Nel processo di conoscenza di se stessi compiuto attraverso la pratica delle arti marziali, il confronto con la morte è sicuramente uno dei momenti più importanti e stimolanti perché insita nel principio stesso di cambiamento e trasformazione. Le arti marziali e le cosiddette vie spirituali hanno in comune la non rimozione del confronto con la paura più grande che da sempre accompagna l’uomo. Essere disposti a morire vuol dire non aver paura di andare incontro al cambiamento, se la morte viene intesa come occasione di rinascita, la paura e i blocchi ad essa legata cessano di esistere. È proprio a causa di tale paura infatti, che si rende manifesta come rigidità, paralisi, perdita di controllo, che si può rimanere gelati dal terrore o si può venire presi dal panico e reagire ciecamente e irrazionalmente.

Conoscere i propri limiti, in battaglia e nella vita, tentando quotidianamente di superarli, in una strenua e incessante ricerca del miglioramento di sé, è importante per una comprensione più profonda dell’esistenza, del singolo e della comunità. Praticare Gatka vuol dire altresì imparare a controllare ed esprimere allo stesso tempo, la rabbia interiore e lo stress, quel caos interiore che rappresenta la materia grezza da trasmutare, come pure risolvere le proprie difficoltà, prima con il corpo fisico e poi con un atteggiamento morale e psicologico vincente. Grazie al combattimento, si è continuamente stimolati a lavorare sulle proprie debolezze e ad affrontarle sul campo, per poi superarle in modo pratico anche nella vita. La morte è la grande modificatrice della vita, dà la garanzia che le cose non rimarranno statiche e stagnanti, impedendo l’ancorarsi su forme, pensieri e sentimenti passati, rende possibile la nostra continua rinascita e resurrezione.

Adi ShaktiLa rinascita del nuovo stato dell’essere, alchemicamente prende vita nella fase denominata Albedo o opera al bianco, successiva alla Nigredo fin qui esposta. È la fase in cui l’alchimista ha scoperto dentro di sé l’essenza della sua vera natura nella quale il maschile e il femminile, l’intuizione e la ragione, la Mente Negativa e la Mente Positiva costituiscono un unico stato in perfetto equilibrio.

L’equilibrio interiore è ciò a cui deve tendere il guerriero, poiché solo combattendo senza attaccamento si affronta la battaglia senza attendere vittoria o sconfitta, accettando indifferentemente quanto accade, in modo da non abbandonarsi né alla paura né all’arroganza, le quali sarebbero causa di disfatta. Nella tradizione Sikh questo equilibrio è ben rappresentato dal simbolo del Khanda, costituito da una spada a doppio taglio che appare al centro del logo, chiamata anch’essa Khanda, la quale rappresenta il potere onnipotente del Creatore e lo stato di Mente Neutra. Il cerchio posto al centro, chiamato Chakar (o Chakkar), è senza inizio né fine e simboleggia l’infinito e la perfezione di Dio, mentre le due lame all’esterno,dette Kirpan, sono una metafora dell’equilibrio spirituale temporale dell’universo oltre che rappresentative della Mente Positiva e della Mente Negativa. Le tre spade rappresentano quindi le 3 energie, maschile, femminile e neutra. Il simbolo indica che è possibile divenire neutrali (entrando così nel cerchio meditativo, in unione con il divino), solo facendo proprie sia le energie maschili che quelle femminili.

Il Khanda per la sua importanza simbolica può essere paragonato alla Croce, simbolo del Cristianesimo, e alla Stella di David, simbolo dell’Ebraismo. È anche l’emblema della Nishan Sahib, bandiera sacra del Sikhismo.

Albedo è la scoperta della natura ermafrodita dell’uomo. In senso spirituale, ogni uomo è ermafrodita. Questo è appurabile nella prima fase embrionale del feto. Non vi è sesso fino a dopo un certo numero di settimane dopo la concezione. L’Albedo avviene quando il sole sorge a mezzanotte. È un’espressione simbolica che rappresenta il sorgere del sole nel profondo del buio della nostra coscienza.

Ma, prima dell’alba, nel passaggio dal nero della notte al bianco del sole alto nel cielo della coscienza, si intravedono delle sfumature intermedie, fasi di passaggio ma non per questo meno degne di approfondimento.

Blu AlchemicoLa fase del blu alchemico, sulla quale James Hilmann, psicologo analista junghiano, si sofferma con grande profondità e precisione, è un passaggio metaforicamente molto significativo in psicoterapia, in quanto è considerabile come ciò che resta di utile di uno stato negativo (il nero), che non può e non deve essere eliminato in quanto necessario come esperienza, consapevolezza, accettazione del male. Il livido blu più o meno permanente è ciò che consente al bianco dell’Albedo di non diventare ingenuità, candore, verginità senza coscienza del male, della sofferenza e della caoticità della Nigredo. In egual misura nel Gatka, il blu che si frappone tra il nero e il bianco rappresenta proprio lo spirito del guerriero che fa da scudo alla santità dello yogi, permettendo in tal modo la libera espressione del binomio Santo-Soldato. Nel sikhismo esiste infatti l’idea che un fedele debba esercitarsi, in combattimento come nella vita, perseguendo la santità di colui che dedica la propria vita al bene con pensieri, parole e azioni, impegnandosi affinché nel mondo il bene prevalga sul male. Contestualmente deve però coltivare lo spirito del Soldato, ovvero di colui sempre pronto a discernere tra bene e male e, se necessario, a lottare contro il male e le ingiustizie.

Il blu protegge quindi il bianco dall’ingenuità e assume un significato di valore altrettanto prezioso come il sangue blu per la nobiltà, i nastri azzurri delle premiazioni, e le molte immagini mitologiche di “divinità blu”. Il passaggio dal nero al bianco attraverso il blu implica perciò che il blu porti sempre un po’ di nero con sé. Quel che era prima la vischiosità del nero, quale catrame o pece da cui era impossibile liberarsi, si trasforma ora nelle virtù tradizionalmente blu della costanza e della fedeltà nonché del servizio per ascendere verso il candore del bianco.

CandelaCome afferma Hillman, la fiamma ascendente è bianca, ma proprio alla sua base, come un piedistallo, vi sono una luce blu e una nera la cui natura è distruttiva. La fiamma blu-nera attira le cose e le consuma, mentre il biancore continua a fiammeggiare al di sopra. Il blu e il bianco sono racchiusi nello stesso fuoco, ed è in virtù della sua stessa inerenza alla Nigredo che la fiamma blu può consumare l’oscurità di cui si nutre permettendo l’ergersi del bianco.

Secondo Hillman il blu è legato ad una particolare esperienza psichica in cui si oltrepassa un confine, la linea che separa l’ordinario dallo straordinario, il tempo dal non-tempo, l’apparenza delle cose dalla loro realtà enigmatica. Theodor Fechner, uno studioso tedesco del XIX secolo, intorno ai quaranta anni attraversò un periodo molto difficile, una sorta di malattia creativa caratterizzato da uno stato di profonda introversione. Fechner non poteva sopportare la luce del giorno, poteva mangiare e bere in misura molto ridotta ed era stato costretto ad abbandonare tutte le sue attività. Un giorno egli lasciò la sua camera e andò in giardino. Lì ebbe un’esperienza che avrebbe influenzato profondamente tutta la sua lunga esistenza successiva: rimase abbagliato dalla bellezza e dall’armonia della natura ed ebbe l’intuizione che i fiori avessero un’anima. Questo stato di grazia, che segnò il suo ritorno alla vita, gli aprì le porte di una grande creatività. Fechner si dedicò alla filosofia della natura, formulò il principio del piacere, un assunto che fu poi ripreso da Freud e scrisse molti libri, il primo fu Nanna, ovvero l’anima delle piante (Nanna è la dea germanica della flora).

Fechner, sostiene Hillman, osservò il suo giardino attraverso le lenti blu che gli erano necessarie per i suoi problemi di vista. La contemplazione della natura, attraverso un filtro blu che creava un ponte con l’invisibile, permise allo studioso tedesco di accedere ad un’esperienza estatica in cui l’anima dei fiori e delle piante gli apparve nella sua essenza scintillante. Hillman segue il linguaggio metaforico dell’alchimia e il colore blu diviene la trama sottile della vita che tiene insieme le cose visibili e invisibili, il colore del divino e le sue manifestazioni arrivando ad una percezione sospesa tra realtà e immaginazione, tra il mondo esterno e quello interno.

Vi sono forme di conoscenza che non vengono acquisite attraverso meccanismi logico-razionali. In certi momenti l’individuo si trova in una condizione che permette l’accesso ad un sapere visionario, in cui si può ‘vivere e gioire dell’essenza delle cose’. Si tratta di un particolare stato di coscienza, un’esperienza di tipo estatico, che avviene in una sospensione del tempo ordinario. Questo permette di guardare oltre la cortina del pensiero logico e di contemplare l’essenza scintillante del mondo, come fece Fechner. Spesso queste esperienze sono mediate dal blu, come se questo colore fosse un ponte che conduce a sprazzi di conoscenza, come lampi blu che illuminano uno specchio scuro.

Un particolare stato di percezione, che nel Gatka prende vita nel momento in cui si raggiunge lo stato di Mente Neutra, che conduce nel cosiddetto punto Zero o Shuniya in cui la personalità del combattente si annulla ed egli diviene uno strumento del divino in connessione con l’Infinito.

Il vero fine delle operazioni Alchemiche è la trasformazione dell’Alchimista stesso, il raggiungimento di uno stato di coscienza superiore, la trasformazione dell’uomo verso la sua divinizzazione, la sua fusione con l’Energia Divina. Nell’induismo, l’anima individuale si unifica al Brahaman, che è la realtà ultima, il principio che tutto unisce.

Accanto al blu, nel processo di crescita del gatker, compare poi l’arancione.

Si narra che nella “Via del cinabro” (una delle diverse vie del percorso alchemico) si ottiene, alla fine dell’Opera, una pietra di colore rosso, la quale frantumata e resa in polvere diventa di colore arancio. Questa polvere, chiamata “Polvere di proiezione”, polvere filosofale, grande elisir o quintessenza, possiede la capacità di trasmutare i metalli in oro. Nella Grande Opera, la pietra filosofale è l’uomo stesso, in generale, la pietra è lo spirito universale presente in tutto ciò che è stato creato – e quindi anche nello stesso alchimista.

“La pietra filosofale è il simbolo dell’uomo perfetto, il risultato finale del lavoro filosofico. Anche se viene spesso associata ad argento vivo e zolfo, la pietra filosofale è difficile da spiegare a parole. Semplicemente, non abbiamo il linguaggio per farlo. “Non si è mai capito cosa intendessero i filosofi antichi per pietra filosofale. Non si può rispondere a questa domanda prima di aver capito che gli alchimisti ponevano la loro attenzione su qualcosa di inconscio. Solo la psicologia dell’inconscio può spiegarne il segreto” (Carl Gustav Jung).

La pietra filosofale è spesso messa in relazione alla forza vitale. In alcune incisioni alchemiche, l’acqua scorre da una pietra. La pietra è la pietra filosofale, fonte dell’elisir della vita: “ciò che è come il fuoco ma scorre come l’acqua”. Tutti lo abbiamo dentro di noi. Si potrebbe dire che la propria coscienza, che è sempre presente ma in qualche modo nascosta in sé, lavora con l’azione della volontà, per portare la coscienza quotidiana (il fisso) nell’inconscio (acqua). Si potrebbe anche dire che si diventa più consapevoli di ciò che accade interiormente, in particolar modo dei sentimenti e delle energie sottili, cose entrambe spesso paragonate all’acqua. Per mezzo di questo continuo riscaldamento, o cottura, avviene la distillazione. I vapori si raffreddano e si condensano.

L’intero processo di trasmutazione interiore non è altro che riscaldamento. Il fuoco deve essere mantenuto (cioè la propria attenzione deve essere mantenuta focalizzata). La distillazione, o purificazione, è effettivamente il continuo miglioramento di se stessi allo scopo di estirpare ogni azione egoistica o emozione negativa. Per questo è necessario mantenere continua vigilanza e diligenza. Il fuoco che alimenta questo continuo processo di riscaldamento interiore è paragonabile a quello che nel Gatka e nel Kundalini Yoga è chiamato Tapas.

Il concetto tantrico di unione degli opposti, hanno in Tapas un concetto basilare nella pratica del Gatka e del Kundalini Yoga. Tapas si viene a generare, quando le energie che solitamente si disperdono verso l’alto e/o il basso, nell’essere umano, sono invertite e convergendo nell’ombelico danno origine a quello che è definito come Fuoco Interno o Calore Bianco. Tapas attiva quindi il processo della primeva energia cosmica, la cosiddetta Kundal o Kundalini, che prima si erge nei centri energetici della testa per poi posizionarsi nell’ombelico, in quello che in tutte le tradizioni é definito come “risveglio della Coscienza del Sé Superiore”. Un vero e proprio processo di distillazione delle energie alimentato dal fuoco interiore che attraversa il corpo come in un alambicco per produrre la vera trasmutazione dell’Essere.

GATKA è l’arancio del sole al tramonto, quel tramonto che precede l’alba di un nuovo essere. È la scintilla dello spirito universale presente in ogni coscienza, la forza vitale che alimenta un fuoco che non consuma ma che trasforma. È il pathos che sprona il gatker a diffondere ciò che ha imparato, consapevole che gli insegnamenti hanno effettuato in lui una trasformazione, non solo a livello motorio liberandolo dalle rigidità che ostacolavano il libero e naturale fluire dei movimenti e conseguentemente anche della propria energia vitale, ma soprattutto nel suo essere interiore che non appare più così oscuro come poteva sembrare inizialmente.

AlbedoPartendo dunque dalla Nigredo (il nero della notte, l’inconscio) passando per il blu e con il sostegno dell’arancio (lo spirito vitale e la passione) si giunge a quella che è definita come Opera al Bianco o Albedo in cui appare una luce bianca. L’alchimista ha scoperto dentro di sé la sorgente della sua vita, è il momento che rappresenta il sorgere del sole nel buio della coscienza. La focalizzazione su se stessi, sui propri pensieri e sulle proprie emozioni porta alla nascita di un nuovo modo di osservarsi con un distacco dalle attività della macchina biologica umana acquisendo nel tempo una capacità sempre maggiore di controllarla

Il Bianco alchemico dell’ Albedo si riflette in GATKA nel bianco di tutti i colori del sole a mezzogiorno. Il bianco rappresenta la maestria, è lo stadio in cui il gatker si è liberato definitivamente dai blocchi e dalle inutili zavorre iniziali arrivando non solo ad acquisire una padronanza eccellente delle tecniche ma anche una rinnovata e più profonda visione del proprio essere. Tecnicamente il praticante è divenuto ora un “maestro”,tuttavia il raggiungimento di questo stadio non deve essere inteso come la realizzazione finale del proprio percorso di crescita anzi si potrebbe dire che esso rappresenti un nuovo punto di partenza per evolvere ulteriormente. Il maestro dovrà infatti essere sempre pronto ad accettare il confronto oltre che con se stesso anche con i suoi allievi, sperimentando di volta in volta le varie diversità tecnico/caratteriali che gli si presenteranno innanzi, alcune delle quali potrebbero anche metterlo in difficoltà ma che diverranno, se accolte con umiltà, un prezioso stimolo evolutivo.

Esattamente come per l’alchimista che giunto all’Opera al Bianco può essere abbagliato dal pensare di aver realizzato il suo traguardo, anche il maestro potrebbe essere tentato da quella che Yogi Bhajan definiva come Shakti Pad, una fase della vita molto critica in quanto può rappresentare un bivio per molti. È una fase che tutti, allievi e insegnanti, possono attraversare quando si sperimenta la sensazione di aver superato gli insegnamenti, di essere migliore di altri, quando si comincia a dubitare del proprio cammino spirituale. Shakti Pad, come ha insegnato Yogi Bhajan, è una fase in cui si ha acquisito un certo potere dalla propria disciplina spirituale. Questo potere può essere una profonda consapevolezza intuitiva, il controllo della mente subconscia o un più forte senso di sé. Si ha la sensazione di essere un maestro ma si è incapaci di guardare oltre il proprio sé limitato. Gli insegnamenti sono molto più grandi di qualunque individualità. Ogni maestro ha attraversato Shakti Pad. Si tratta di una prova importante lungo il cammino perché per superarla è necessario essere disposti a lasciar andare se stessi per qualcosa di più grande. Come spiega Yogi Bhajan, quando pensiamo di sapere tutto, abbiamo chiuso noi stessi a nuove informazioni. C’è così tanto da imparare ma possiamo desiderare di controllare quel poco che pensiamo di sapere.

Che sia il bianco dell’alchimista che giunge all’Albedo o il bianco del gatker che raggiunge la maestria, il potere di dominare su pensieri, passioni ed emozioni non è quindi da considerarsi come il conseguimento finale ma piuttosto come un punto neutro, in cui è morto l’uomo ordinario che si era, ma non è ancora nato l’« Uomo Nuovo ». Il controllo che si è acquisito ha generato un centro di gravità permanente, capace di mettere ordine in casa, ma ancora facente parte della servitù, la natura inferiore, la personalità. Il padrone di casa deve ancora arrivare.

L’Opera al Nero e l’Opera al Bianco si muovono parallelamente. Durante il graduale procedere dal Nero verso il Bianco ci si distacca sempre più dalla personalità allontanandosi dalla caotica e irrefrenabile attività del cervello, ma solo per traslarsi ogni giorno di più in un nuovo organo di senso: il Cuore. La conclusione si ha nell’identificazione completa dell’Io con l’Anima, il che implica l’apertura del Cuore all’Amore. L’apertura del Cuore in questo senso altro non è che la tanto agognata Pietra Filosofale, è l’attitudine a provocare in sé stessi l’amore attraverso un cosciente utilizzo del centro del Cuore e a indirizzarlo nelle opere della propria esistenza con volontà di servizio per l’umanità. Nessuna vera opera, qualunque essa sia, è fattibile se non a partire da uno stato di amore. Soltanto operando l’apertura del Cuore con la conseguente capacità di entrare in uno stato di coscienza di amore incondizionato verso gli eventi e le persone, si apriranno le porte dell’ultima e più importante fase del processo di trasmutazione interiore, quella che gli alchimisti chiamano Rubedo o Opera al Rosso.

RubedoLa Rubedo è la fase successiva all’Albedo. Una volta scoperta la Luce Bianca, essa deve essere resa l’unica realtà nella propria coscienza. Dopo la discesa nell’inconscio, nel buio, negli inferi, si è trovata la Luce, si è trovato lo Spirito volatile. Ora questo Spirito volatile, o argento vivo, deve essere fissato o coagulato. Ciò significa che la propria coscienza, o attenzione, deve penetrare completamente l’inconscio e tutto ciò che è nascosto dentro di se. Facendo ciò, si fissa (cioè si porta a coscienza) il volatile e lo si rende durevole. Quando tutto in se è stato purificato e appare la Luce, è necessario saldare questa Luce e renderla durevole in modo che rimanga sempre presente.

Quando si è realizzata la Rubedo, l’alchimista ha accettato la sua eredità spirituale. È divenuto ciò che è sempre stato senza averlo mai saputo. Ha realizzato la sua essenza divina mentre era ancora nel suo corpo fisico, ha raggiunto lo stato di Jivanmukta, la liberazione in vita dal ciclo di nascita e morte. È ciò che gli gnostici chiamavano pneuma, lo spirito divino in ogni uomo, nascosto nella profonda oscurità del mondo, che può essere reso di nuovo conscio. Quando la Rubedo è manifestata, l’uomo diviene maestro sia sul mondo fisico che su quello spirituale. Egli è divenuto il Re, maestro di se stesso.

Quando l’unificazione di tutte le energie è stata ottenuta, sorge un nuovo stato d’essere che non è più soggetto a cambiamenti. L’alchimia cinese lo chiama il “corpo di diamante”, nella tradizione yogica, la Rubedo corrisponde all’unificazione dello spirito umano, chiamato Atman, con il Brahman che è la realtà ultima, il principio che tutto unisce. È l’essere interiore di tutte le cose. È illimitato e non può essere compreso dall’intelletto né espresso a parole.

Il rosso di questa fase richiama alla mente il colore del sangue, elemento essenziale della vita che ha assunto nel tempo molteplici significati di tipo simbolico come mezzo di purificazione e di comunione con la divinità nei riti di purificazione, simbolo del sacrificio nelle pratiche religiose, apportatore di forza nelle cerimonie magiche ed impiegato a volte come unico rimedio possibile contro malattie incurabili. Sangue dunque come energia, azione, calore, movimento, legame.

È scritto che Gesù disse “chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue avrà la vita eterna”.

Tale riferimento non è casuale in quanto nel sangue di colui che ha saputo trasmutare se stesso scorre una nuova linfa che lo unisce indissolubilmente al Divino, nello stesso modo in cui la fedeltà di un’amicizia si sancisce con un “patto di sangue”. L’alchimista e lo Spirito Universale diventano una cosa sola, il Santo e il Soldato convivono in armonia in connessione con l’Infinito.

Ovviamente la pratica dell’alchimia, dello Yoga, delle arti marziali o di qualunque altro percorso di crescita interiore, non va intesa come mezzo per raggiungere “l’illuminazione”. Sarebbe una vana illusione crederlo e la smania di successo porterebbe alla disfatta come il fanatico che brama la vittoria corre verso la sconfitta.

Un “guerriero” può essere definito come colui che ricerca l’Ordine Supremo nel caos della vita, dopo aver accuratamente fatto ordine in se stesso. Ogni essere umano in quanto riflesso microcosmico di Dio, possiede potenzialmente la stessa immortalità e immutabilità, anche se quasi sempre non ne è consapevole. Eliminando le impurità che offuscano i meandri della propria coscienza, potrà venire alla luce il tesoro nascosto, l’oro alchemico, il GURU che conduce dal buio dell’ignoranza (GU) alla luce della saggezza (RU) o, come direbbe un’alchimista, dalla Nigredo all’Albedo.

L’iscrizione “Conosci te stesso” incisa sul tempio dell’Oracolo di Delfi è l’esortazione a trovare la verità dentro di sé anziché nel mondo delle apparenze giacché l’uomo, nella sua essenza più profonda, altro non è che la sua Anima.

Nel Vangelo gnostico di Tommaso si legge:

“Matteo chiese a Gesù: maestro desidero vedere quel luogo di vita dove non vi è alcun male e vi è solo pura luce. Gesù disse: fratello Matteo non potrai vederlo finché avrai un corpo, e Matteo: se non posso vederlo allora fammelo almeno conoscere. Rispose Gesù: coloro che hanno conosciuto se stessi lo hanno veduto.”

WAHE GURU JI KA KHALSA, WAHE GURU JI KI FATEH!

Fatehdeep Singh

Riferimenti:

http://www.gatka.eu

http://www.esonet.org/index.php/articoli/32-articoli-alchimia/1064-la-grande-opera

– Viaggio intorno al blu, Maria Fiorentino – http://www.fioriti.it/riviste/pdf/4/gs%2011%20fiorentino%2012-2.pdf

– “Blu alchemico e unio mentalis”, James Hillman.

http://www.albedoimagination.com/2014/12/le-quattro-fasi-dellalchimia/

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