Spada

In tutta l’India, all’epoca, gli indù erano ferventi devoti della dea Durga o Chandi, alla quale venivano offerti quotidianamente sacrifici e preghiere. Era molto difficile spazzar via quella credenza radicata nell’animo dei Sikh.

Il Guru* comprese che nella dea erano rappresentati e simboleggiati gli attributi e le energie di creazione, di conservazione e di distruzione dello Spirito onnipresente senza forma. Quella divinità, in tempo di pace e di buona volontà, era lo spirito più ricco d’amore e più tenero, e portava il nome di Durga. In tempo di oppressione e di odio, assumeva un aspetto terribile e prediligeva, come occupazione, la distruzione.

Il Guru era sicuro che, se avesse lasciato i Sikh liberi di adorare quell’ideale personificato secondo le antiche interpretazioni, i suoi discepoli sarebbero ricaduti nell’idolatria e nella pratica sanguinaria dei sacrifici.

Designò pertanto alcuni bramini e chiese loro di fare delle havana (libagioni) per provocare le apparizioni della dea acciocché ella potesse essere soddisfatta e gradisse rivelargli i suoi desideri.

La cerimonia durò, si dice, un anno, alla fine del quale il Guru, stanco di aspettare, chiese al capo bramino di mostrargli la dea.

Il pandit sapeva che la cosa non era possibile e cercò di eludere la questione, dicendo che la dea si sarebbe manifestata soltanto se un uomo santo e puro, di nascita nobile, fosse stato sacrificato sul suo altare.

Il Guru comprese il significato nascosto di tali parole e disse, con un sorriso altezzoso: “Chi potrebbe essere più santo di Vostra Riverenza e quale testa potrebbe essere più adatta per offrirla alla dea?”. Il Pandit deplorò il suo destino e trovò un pretesto per salvarsi.

Gobind dette quindi fuoco a tutto il materiale delle Havana. I suoi discepoli accorsero per vedere che cosa stesse accadendo e videro il Guru che se ne stava accanto al fuoco, con una spada fiammeggiante in mano. La tenne ben alta e disse loro che la dea gli era apparsa sotto forma di spada. Quindi, aggiunse, la spada doveva essere considerata sacra ed adorata.

Recitò allora qualche verso di elogi della spada, personificandola come una dea. Quei versi sono così meravigliosamente costruiti e vibranti nel loro testo originale che ripetendoli si ha un’idea del movimento e dell’energia dell’intero corpo. Eccone la traduzione :

Spada che sgombra persino la polvere dei mondi,

distruttrice dei malvagi su campo di battaglia,

dispensatrice di favori dalle braccia invincibili,

dal potere immenso e dalla luce senza macchia come la luce del sole,

che concede la felicità ai buoni,

riduce in polvere i cattivi pensieri,

fa sparire ogni peccato …

da lei mi rifugio : Vittoria, Vittoria a questa creatrice dell’Universo,

alla protettrice del mondo che predilige il mio amore …

a questa spada … Vittoria

(Vacitra Natak, cap. I)

*Guru Gobind Singh, è stato il decimo Guru dei Sikh

Fonte:
“I Sikh, leggende e storia dei mistici guerrieri”, di Lajwanti Rama Krishna, ed. Ghibli, pag. 97

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