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Racconti: APPUNTI DI VIAGGIO - GRECIA 2^ PARTE

Il Gatka

"ALTRO GIRO, ALTRA RUOTA"
" MORTE e TRASFORMAZIONE".

Secondo incontro - Tessalonica - 18-25 giugno 2006
(scritto da Kirpan)

E’ con grande piacere che mi ritrovo a raccontare la seconda puntata del viaggio in Grecia, per il secondo corso di addestramento dell’Arte della Spada Indiana, il Gatka (basterebbe dire stage o workshop ma a me piace parlare la mia lingua).


Stavolta potevo confrontare ulteriormente le persone a cui avevo abbinato i cinque elementi con una nuova esperienza.
In questa occasione ho avuto modo di vedere le cose da un’altra angolazione, più reale. Il nostro Maestro aveva una gamba quasi fuori uso, a causa di una flebite; l’allenamento quindi, comunque intenso e pieno di novità, è stato organizzato con pause più regolari, durante le quali ci gustavamo il tipico frappé greco al caffé e le risposte di Guru Shabad alle domande di chi cerca di saperne di più, ognuno per la ragione che crede giusta.
Uno scambio di opinioni può creare divergenze o d-eludere le aspettative, e con l’occasione è possibile scoprire i propri limiti, ma è molto saggio farlo nel modo più innocente possibile, o c’è il rischio di avere un impatto troppo forte…!

- in pratica -

Grazie alle risposte di Guru Shabad, ricche di aneddoti vissuti in prima persona e di nozioni tecniche, c’è stato modo di discutere i vari aspetti della teoria e della storia di questa antica Arte, ancora poco conosciuta.
Per fare un esempio, nell’allenamento, i colpi non vengono infèrti per atterrare l’avversario (ipotetico), ma ci si educa a misurarli per farli propri, curando così anche lo stile e l’armonia, nel senso di continuità e grazia nei movimenti.
Questo può sembrare ovvio, ma invece non va dato per scontato: magari c’è chi non ha mai praticato Arti Marziali… o chi crede di averlo fatto. Non si finisce mai di imparare, bisognerebbe tenerlo a mente.
Fatto sta che, come dice un proverbio: “L’uso del coltello dipende dal manico” e nel caso specifico mi riferisco sia al Maestro che si sceglie di incontrare, sia all’uso che si fa delle informazioni acquisite. Il filtro siamo noi.
Io ed i miei grandi occhi stiamo a guardare, non indifferenti a quanto si vede e non si vede, cercando di imparare a far scivolare addosso quello che non serve tenere.
Quindi.
- Dopo aver litigato con il turbante per tre volte, ho desistito: non ci riuscivo, non l’ho messo. Ma nonostante lo sgomento di non esserne ancora capace, sapevo che era una cosa momentanea, inutile rimproverarsi, bastava aumentare la difesa per i colpi dall’alto. Tornata a Roma infatti, il mio turbante era perfetto, in due minuti!
- Nell’esercizio con Guru Shabad a mani nude ho avuto un assaggio del significato di “morte e trasformazione”, concetto già esplorato nella conoscenza dei Tarocchi, ma mai praticato fisicamente.
Secondo la mia esperienza (perché bisogna viverlo sulla propria pelle per capire veramente) e per quello che ho visto dagli altri, si tratta di raggiungere il proprio limite. Una volta trovato si può decidere se rifiutare l’insegnamento o accettare con umiltà il momento di cambiare. Mettere da parte l’orgoglio non è facile, ma può valerne la pena. L’importante è farlo quando non è in ballo la propria dignità.
- Nella meditazione con il “Pantra a due spade” invece, per la prima volta ho perso la nozione del tempo: per trentuno minuti mi sono annullata nei ritmi che seguivo con i movimenti del corpo, e che sentivo sempre più spontanei ed espressivi, come in una danza.
Un po’ come al nostro ritorno ad Atene, quando mi sono sottoposta alla Terapia del suono, con Padre Vissarione. Ondeggiavo da un armonico all’altro, immersa in un’atmosfera densa, soffice e incolore. Esperienza da ripetere, ma difficile da spiegare.
Fin dalla prima volta che ho ascoltato musica, ho sempre pensato che il ritmo è alla base di tutto, come la matematica, di cui è parte.
Mio padre, come la maggior parte dei papà, mi ha dato la prima lezione di guida, ma già da prima che mi sedessi al volante, mi spiegava che in certe condizioni particolari, bastava ascoltare i giri del motore per capire come e quando inserire la marcia giusta.
Lui non era un pilota, ne’ un saggio illuminato, ma mi ha dato una chiave di lettura che mi è servita per aprire tutte le porte degli ambienti che ho voluto visitare.
Qualsiasi azione è sempre una questione di tempo giusto e modo giusto, perché riesca bene e sia compiuta: preparare un bel dolce, fare musica, sorridere, piantare un seme, regalare uno sguardo, scalare una montagna, dipingere un quadro, leggere un libro, dire una verità, innamorarsi, comunicare o ascoltare, fare una visita, una telefonata, innaffiare l’orto, servire al tavolo, proporre un film, iniziare una rappresaglia, chiedere perdono… È sempre questione di ritmo giusto.
Ci vuole un buon incastro perché le cose funzionino, e quando serve bisogna smussare gli angoli degli ingranaggi, per far girare un meccanismo…

- in sostanza -

Per non annoiarvi e per ricollegarmi al primo racconto:

- l’etere che è in Hari l’ha reso, al momento, effettivamente evanescente
- l’aria di Kostas è diventata vento e… “chi semina vento, raccoglie tempesta”

- l’elemento terra di Amar Dev Kaur si sta manifestando sempre di più e lei fa passi da gigante, anche con la parte sinistra

- il fuoco alimenta la passione di Yorgo, che parteciperà al prossimo corso qui a Roma, il 15 e 16 luglio

- l’elemento acqua che sto ancora conoscendo, mi ha aiutato a sapermi adattare alle varie situazioni cambiando forma, come l’acqua in recipienti diversi

Il Maestro questa volta ci ha dato buon esempio per la prontezza di spirito, la forza, la tecnica e soprattutto per la resistenza fisica.

E’ il caso di dire: “Meditate gente, meditate!”
Fino alla prossima


Kirpan

Postato il Sabato, 07 ottobre @ 09:04:06 CEST di administrator
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