Biografia Yogi Bhajan )
Altri due uomini hanno contribuito alla conoscenza di questa arte marziale in occidente sono Baba Nihal Singh Khalsa e Guru Shabad Singh Khalsa De Santis.

Oggi in India la trasmissione di questa arte marziale è strettamente collegata alla trazione Sikh, mentre in Occidente è improbabile che i praticanti di Gatka abbiano scelto questa arte marziale per proseguire la tradizione sikh.
In occidente il Gatka è sì presentato come un’arte marziale di origine sikh, ma altresì come una disciplina in grado di dare al praticante (gatker) degli strumenti che utilizzerà per raggiungere un equilibrio psico-fisico.
Attraverso i movimenti e le tecniche del Gatka, l’allievo è in grado di pervenire ad un equilibrio della Mente Negativa e della Mente Positiva, favorendo così il bilanciamento della MENTE NEUTRA.
Con la ripetizione di precisi schemi di movimento, si sviluppa uno stato di coscienza in cui il discepolo può allargare il proprio spazio personale, espandere i propri confini e le proprie opportunità, in senso fisico, mentale, emotivo e sociale.
Con la pratica del Gatka lo spazio personale viene percepito come più ampio, piacevole, comodo e concreto. I praticanti inoltre, risultano più consapevoli di questo spazio rispetto ai non praticanti. Questa arte marziale giungerebbe a configurarsi come una pratica meditativa che coltiva quel particolare stato di totale e concreta presenza a se stessi e al mondo circostante.
Gatka infatti, se dal punto di vista prettamente linguistico vuol dire “mazza, bastone” – l’arma che usavano spesso i Sikh nelle battaglie, dal punto di vista esoterico vuol dire “grazia, estasi”.
In India il Gatka nacque per combattere il “nemico fuori”, mentre in Occidente la sua pratica insegna a confrontarsi anche con il “nemico dentro di noi”, l’inconscio, che se inesplorato può divenire pericoloso, ma conosciuto, può essere gestito e divenire fonte di forza.
Lo strumento principale di questa arte marziale è la SPADA, ma vengono utilizzate tutte le armi e anche le mani nude.
La Spada nel Gatka viene usata secondo il movimento del moto infinito, basato sulla forma dell’otto ripiegato. Questo movimento permette di cambiare i piani di attacco e difesa, senza mai interrompere il moto della spada. Si viene così a generare una sorta di sfera intorno al guerriero in cui esso è libero di cambiare obiettivo o funzione. In questo modo il praticante sarà anche libero di usare tutte e due le braccia, muovendosi insieme alla sfera che lo circonda e lo protegge, in tutte le direzioni del piano.
Il controllo dello spazio interno ed esterno, e l’utilizzo di tutte le armi, permette al Gatker di affrontare più avversari contemporaneamente, creando un sistema di difesa a 360°.
Inoltre inducendo un elevato stadio meditativo durante la sua pratica il Gatka è strettamente connesso al Kundalini Yoga.
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Pubblicato su: 2006-10-03 (2774 letture)
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