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YOGA JOURNAL - La Grazia dell'incontro - aprile 2010
"LA GRAZIA DELL'INCONTRO" di Corinna Montana Lampo
La Gatka è un'arte marziale in cui il combattimento diventa occasione per comunicare con sè stessi e con gli altri.

Il suo significato è "grazia" (intesa come "stato
di estasi"), la stessa grazia di cui si parla nel
Kundalini Yoga e, in effetti,i movimenti della Gatka, pur essendo estremamente rapidi, possono anche essere considerati aggraziati. Sì, perché seguono un ritmo naturale, quello del corpo che si muove leggero; sicuro e dinamico nell'azione del combattimento.
La Gatka è un'antica arte marziale (evoluzione della lotta a mani nude indiana Kalaripajat, vedi YogaJournal n. 4) nata tra le popolazioni dei Sikh nel Punjab (India del Nord)
per difendersi dalle persecuzioni dopo l'invasione inglese. Codificata nel 1700 da Guru Gobin Singh, è l'arte del "santo guerriero" votato alla difesa, anche spirituale, della sua gente. Storicamente è dunque una disciplina fondata
sull'orgoglio e il desiderio di rivalsa di un popolo, ma nel corso del tempo si è trasformata in un "gioco" educativo e formativo che i ragazzini indiani apprendono ancora oggi
nelle Gurdwaras (i templi Sikh).

La ricerca del trascendentale
Questa disciplina, in tempi moderni, è stata
portata in Occidente grazie a Yogi Bhajan
che, insieme al Kundalini Yoga, l'ha
diffusa e trasmessa come tecnica per il benessere
psico-fisico. «Nello specifico - spiega Guru
Shabad Singh Khalsa, presidente della
Federazione Italiana Gatka (www.gatka.eu)
- Yogi Bhajan mi ha ispirato ad apprendere la
Gatka e mi ha dato esplicito mandato per
insegnarla agli occidentali, consapevole
che potesse dare un senso di equilibrio
e responsabilità verso noi stessi e gli
altri. Come il Kundalini, insegna il ritmo
del respiro, il controllo del corpo e dello
spazio interiore. Le due discipline hanno la
stessa radice dharmica. Si può dire che la
Gatka è un'energia rivolta all'esterno, mentre il
Kundalini si rivolge all'interno. Le due
energie devono essere in continuo bilanciamento
(come Shakti e Bhakti). E il binomio
"santo guerriero" rappresenta bene questo
equilibrio. Infatti, così come il guerriero
dovrebbe combattere come se meditasse,
il santo (lo yogi) dovrebbe meditare come
se combattesse. In entrambe le discipline,
smorzare le oscillazioni della mente è
di vitale importanza per potersi collocare
in una dimensione trascendentale in cui il
gatker diventa strumento del Divino».
Le Armi
Lo strumento principale di questa arte
marziale è la spada (simbolo dell'anima) e
il "santo guerriero" attraverso essa prende
confidenza con la parte più preziosa di sè. "Oltre
alla spada leggermente ricurva - dice Guru Shabad
Singh Khalsa - si utilizzano molte altre armi
suddivise in base a cinque elementi
(tattwas): percussione, taglio, fuoco, lancio e
suono. Vengono dunque adoperati spada e scudo,
coltelli, doppie spade, bastoni lunghi, arco, mala
(enorme rosario di grani di acciaio) e molte
altre, ma anche le mani nude . Questa
disciplina non si limita all'uso delle armi, ma
mira anche all'utilizzo del loro potere
intrinseco, senza che però il gatker ne venga
affascinato così tanto da rimanerne soggiogato.
L'idea educatrice è "gestire il potere e non
esserne gestito". Per tornare all'aspetto
trascendentale già citato, si può dire che in un
primo momento il guerriero controlla la spada, in
un secondo momento il guerriero e la spada
sono la stessa cosa . In un terzo momento la
spada guida il guerriero verso il Divino.
Danza nell'infinito
Tipiche sono le movenze che caratterizzano questa
disciplina, la quale per i suoi moti rotatori
su se stessiè facilmente assimilabile ai giri
dei dervisci sufi, di cui tra l'altro subisce gli
influssi. «La Gatka - continua il presidente della
Federazione - in questi termini, altro non è che
un metodo di meditazione dinamica in
combattimento, utilizzato come via di ricerca del
trascendentale. I movimenti sono basati sulla
forma dell'otto (simbolo dell'Infinito) e dunque
illimitati. Ciò permette al gatker di collegarsi
ai piani di attacco e difesa senza interruzioni e
all'arma di non perdere mai energia. Inoltre,
movimenti così articolati permettono di gestire
lo spazio a 360° potendo affrontare anche più
avversari contemporaneamente. Il moto infinito,
a livello sottile, espande il campo
elettromagnetico corporeo (aura) e induce i
due emisferi cerebrali a lavorare incrociando le
loro funzioni, generando nel gatker uno stato
mentale neutro». Tali movenze possono essere
assimilate a una sorta di danza e, in effetti, la
Gatka viene praticata con un sottofondo
musicale.
«I mantra - spiega Guru Shabad - assumono un
valore primario, In quanto sono la sorgente della
concentrazione mentale, del respiro e del
movimento. La musica e la ripetizione. del mantra
educano Il gatker a far coincidere in modo
sinergico suono, respiro e azioni».

Arte di comunicare
Scopo fondamentale di questa arte marziale è
l'incontro,dove affrontare un avversario significa
confrontarsi sia con se stessi sia con
l'altro. «Nello "scontro" - spiega Siri
Narayan Singh, insegnante di Gatka e Kundalini
dell'Associazione Voga Corporate
(www.yogacoroorate.it) entriamo veramente in
comunicazione con il nostro avversario, facendo
cadere ogni maschera, perché con una spada in
mano siamo costretti a essere noi stessi in modo
autentico. Il combattimento simulato rappresenta
cosi un momento spirituale molto
importante, in cui possiamo avere il quadro
del nostro stato di forma energetico e del nostro
livello comunicativo. In tal modo, la "lotta"
diventa anche un'occasione per approfondire
entrambi questi due aspetti». L'addestramento alla
Gatka prevede esercizi fisici molto intensi, per
poter sostenere i movimenti dinamici e infiniti
durante il combattimento vero e proprio. Anche la
meditazione è parte integrante
dell'allenamento e consente alla mente di
proiettare le stesse condizioni di presenza anche
nella lotta, velocizzando l'apprendimento,
rafforzando l'autostima e la connessione con il sé
profondo.«In generale - continua Siri Narayan
singh - questa disciplina articolata tra abilità
fisiche, mentali e spirituali, rende la mente
vigile e reattiva, mantiene il corpo in forma
e fa essere l'anima coraggiosa, compassionevole e
tranquilla. Praticare la Gatka vuoi dire anche
imparare a controllare ed esprimere, allo stesso
tempo, la rabbia interiore e lo stress, come pure
risolvere le proprie difficoltà, prima con il
corpo fisico e poi con un atteggiamento morale
e psicologico vincente. In effetti, grazie
al combattimento, si è continuamente stimolati a
lavorare sulle proprie debolezze e così ad
affrontarle sul campo ,per poi superarle in modo
pratico anche nella vita».

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Copyright © by Federazione Italiana Gatka Tutti i diritti riservati. Pubblicato su: 2010-05-18 (127 letture) [ Indietro ] | |