La Repubblica – Supplemento “Salute” – 1.2.2007 – Claudia Bortolato

“Viaggio alla scoperta delle arti marziali – Quando la meditazione sposa l’azione In Occidente sono arrivate come tecniche di autodifesa. Negli anni recenti è però stata riscoperta la componente filosofica di queste antiche discipline, nate nei monasteri”

Il trend è in atto già da diversi anni: si frequentano palestre e centri wellness per tonificare corpo e mente, ma, non di meno, per imparare la difficile arte di “essere anche per apparire”, per sedare lo stress e recuperare i propri ritmi biologici. Era inevitabile, quindi, assistere ad un vero e proprio boom di richiesta ed offerta di tecniche di “meditazione dinamica”, di discipline corporee che sono, allo stesso tempo, filosofia di vita.

Tra queste, oltre allo yoga, primeggiano anche le arti marziali più o meno soft. Non solo nelle loro versioni più atletiche, quindi più vicine al “DNA” occidentale, ma anche nelle forme più meditative, introspettive o in ogni caso per noi insolite. Ecco una selezione di alcune di queste antichissime discipline, che, oltre a funzionare da tecniche di autodifesa e ad imprimere elasticità e flessuosità ai movimenti, aiutano ad incrementare la potenza e la forza fisica, a ritrovare l’armonia interiore e, spesso, a calarsi, durante la pratica, in un profondo stato meditativo. (…)

Chi di spada (non) ferisce…

Il Gatka

I passi da seguire sono morbidi, plastici e armonici e, soprattutto nella forma originaria, presenta una forte componente meditativa. Parliamo del Gatka, l’arte marziale degli antichi Sikh, popolazione contadina del Nord dell’India, che nel diciassettesimo secolo decodificarono questo metodo di combattimento per contrastare l’avanzata delle armate Moghul.

Nel Gatka si usano diverse armi: coltelli, bastoni, lance, scudi. Ma, l’arma principe è la spada, che simbolicamente rappresenta lo strumento capace di separare il bene dal male.

“Il movimento basilare del Gatka è quello dell’infinito, ovvero l’otto rovesciato, che viene ripetuto senza interruzioni durante tutta la sessione di allenamento. L’uso contemporaneo di armi diverse e l’esecuzione di questi particolari movimenti, da un lato consentono di difendersi ed attaccare contemporaneamente più avversari, dall’altro contribuiscono a stimolare entrambi gli emisferi cerebrali, inducendo una condizione mentale “neutra”, ovvero il raggiungimento di un profondo stato di meditazione”, spiega Claudio De Santis, Guru Shabad, che ha introdotto il Gatka in Europa e in Italia. Con l’allenamento, che è sempre graduale e privo di particolari controindicazioni, l’allievo impara a compiere esercizi che gli permettono di girare completamente se stesso e di lasciarsi andare così in una sorta di balletto molto spettacolare, ma allo stesso tempo aggraziato (non a caso, Gatka significa “stato di grazia” o “estasi”).

Altra nota caratteristica: la lezione si svolge con un sottofondo di musica tribale ed è accompagnato dall’esecuzione di Mantra e di tecniche di respirazione e posture Yoga, che mirano a risvegliare e a far risalire lungo la schiena la Kundalini, potentissima energia che staziona latente alla base della colonna vertebrale, nell’area del sacro. Il Gatka, oltre a essere una valida tecnica di autodifesa e un ottimo “tampone” allo stress, educa al confronto positivo con gli altri e a vincere emozioni negative, come paure e ansie.

* * *

Forse potrebbero interessarti anche...