Kundalini – quaderni trimestrali di Kundalini Yoga 8/87 – Guru Shabad Singh Khalsa

Armi gatka

Nel Gatka le armi sono molto rispettate, questo per due particolari ragioni:

– la prima, perché esse hanno il potere di togliere la vita;

– la seconda, perché vengono considerate veri propri insegnanti (dopo Dio e il Guru) in quanto è nell’uso delle armi stesse che esse mostrano il modo migliore di essere impiegate.

Proprio per ricordare queste due ragioni ci si avvicina all’uso delle armi con un atteggiamento meditativo. Le armi vengono collocate ordinatamente sopra un panno azzurro, su cui è ricamata una grande Adi Shakti ed un preciso rituale, allo scopo di rafforzare l’atteggiamento meditativo,precede il loro impugnamento.

Possiamo dividere tutto il complesso delle armi in 3 principali settori:

1) Bastoni.

2) Armi flessibili.

3) Armi Bianche.

C’è poi un ulteriore strumento, che non possiamo definire un’arma, che prende il nome di Marati.

Esso è costituito da un bastone con alle estremità dei contrappesi e la sua funzione è di sviluppare nello studente forza e flessibilità nelle articolazioni, confidenza con l’equilibrio dell’arma, e soprattutto tessere quei movimenti rotatori e continui, sia del Marati che dello studente che lo guida, che renderanno in seguito l’uso delle armi estremamente efficace.

Potremmo definire il lavoro col marati lo “stile interno” della Gatka çosì come il tai-chi lo è per il Kung-fu o generalizzando così come qualsiasi movimento rallentato in cui il pensiero precede l’azione è lo “stile interno” che una istintiva e reale esecuzione.

Nel gruppo riguardante i bastoni distinguiamo due principali tipi:

  • il tipo corto (circa 1 mt)
  • i lathi (circa 1.60 mt)
  • esiste anche un tipo lungo sino a 3 mt usato soprattutto nel combattimento contro o a cavallo

Il tipo corto può essere usato come succedano della spada negli allenamenti ma si rivela poi nel combattimento reale altrettanto pericoloso, se non di più, poiché il suo aspetto modesto induce ad una prudenza molto inferiore rispetto a quella che può suggerire una minacciosa lama scintillante.

In definitiva il bastone, sia corto che lungo, è arma poco appariscente e considerata, erroneamente, scarsamente pericolosa; in realtà gli effetti di un colpo di bastone sul corpo umano sono devastanti: può produrre contemporaneamente una frattura, una ferita aperta sanguinante, una vasta e profonda tumefazione etc.

Non solo: nel cozzo tra una spada e l’arma in legno, se questa è guidata da una mano che sa come e dove colpire, è spesso la prima ad avere la peggio frantumandosi nell’impatto.

Il bastone corto è solitamente impuganto con una mano e può essere usato anche in coppia aumentando in tal modo la varietà di possibili attacchi disorientando l’avversario.

Il bastone lungo “lathi” è invece impugnato a due mani ma in maniera molto diversa dal bastone giapponese (BO). Da sempre fedele compagno di pastori e monaci erranti simbolizza la spina dorsale conduttrice di tutte le energie vitali. Secondo tale interpretazione risulta evidente che il “lathi” conferisce potenza e immortalità a chi lo porta: da ciò deriverebbe appunto il binomio indissolubile: ricercatore spirituale-bastone. Yogi Bhajan stesso ne consiglia l’uso sotto forma di bastone da passeggio asserendo che questo agevola un pensare retto così come la geometria del bastone.

Secondo grande gruppo di armi sono le armi flessibili. In esse troviamo armi quali catena, frusta, cinghia e altri tipi di armi appositamente studiate per uso militare. Esse possono colpire, arrotolarsi trascinando a terra, strangolare; e sono mosse, eccetto alcuni peculiari movimenti con lo stesso sistema del bastone. In ogni modo l’uso delle armi flessibili viene introdotto a studenti già avanzati con una buona esperienza, lo stesso dicasi per l’uso delle armi bianche che, considerata la pericolosità, viene riservata ai più esperti praticanti.

Ma non è solo per questo; la spada archetipica è composta da una lama intersecante con un’elsa riproducendo così l’immagine della mistica croce simbolo di connessione e neutralità. Essa è strumento di vittoria e congiunzione tra cielo e terra divenendo strumento di trascendenza.

Un’arma così ricca di significati deve essere necessariamente usata con meditata consapevolezza come richiesto a uno studente avanzato.

Strutturalmente la caratteristica della spada di Gatka consiste di una impugnatura anatomica che praticamente “salda la mano alla lama”. Basti pensare che l’impugnatura stessa viene lavorata sulla misura personale della mano per permettere la miglior presa possibile.

Anche la spada, come il bastone corto, può essere usata in coppia con un’altra spada o più semplicemente con il fodero della stessa.

Nel gruppo delle armi bianche troviamo insieme alla nobile spada il più intimo e personale coltello, il Kirpan, dalla originale e caratteristica forma. E’ lungo circa 30 cm e può essere usato singolarmente o in coppia; solitamente l’attacco viene portato di punta, il taglio stesso del coltello comunque può costituire una buona difesa.

Il Kirpan divenne compagno inseparabile dei Sikh tanto che con l’istituzione dell’Ordine dei Khalsa da parte di Guru Gobind Singh divenne uno dei cinque segni distintivi degli appartenenti all’Ordine. La sua facilità di trasporto e la micidiale efficacia in combattimento fanno sì che quest’arma divenga elemento inseparabile del guerriero alimentando sottilmente un intimo atteggiamento di fermezza e decisione che, sostenuto dall ‘umiltà, caratterizza uno spirito rivolto alla ricerca della Via.

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