Un avventuroso viaggio con il corpo, attraverso la mente e lo spirito

“L’antica via d’oriente” – Periodico d’informazione dell’Istituto Europeo Kundalini Yoga – Ottobre 2009

Gatka significa “Estasi”, “Grazia” o anche “Fermare la mente”.

Appare a prima vista strano che un’arte marziale abbia come parole che la identificano più vicine a descrivere stati mentali o esperienze mistiche che un’Arte Marziale quale essa è.

Non è solo il luogo dove essa è nata, l’India, così pregna di spiritualità, a indurre i creatori del Gatka a descriverla in tali termini bensì la sua stessa natura di agire sul praticante ed esso sul suo intorno.

Ma facciamo un passo indietro. Cos’è in pratica il Gatka? Potremmo definire il Gatka come un sistema d’armi che comprende però anche l’uso del corpo non armato se non degli arti naturali. Questa sommaria descrizione però non distingue il Gatka da altre Arti Marziali che parimenti usano mani nude e armi. Non sono nemmeno le armi stesse, anche se nella loro forma caratteristica della cultura marziale indiana a dare quella peculiarità per cui il Gatka è conosciuto. Anche l’abbigliamento con il turbante (damala) e i classici pantaloni e camicione di foggia indiana (bhani) rendono della sostanziale originalità di quest’arte.

Un detto del Gatka ci può suggerire la chiave per capirne di più: “ Tutto è un’arma, tutto può essere usato come un’arma ”. Quello che può sembrare semplice pragmatismo ci apre invece a una “ Visione Tantrica ” dell’esistenza e quindi anche del fluire in essa, comprensiva quindi anche della sua prospettiva marziale. Con “Visione Tantrica“ intendiamo qui una visione della Creazione Tutta in cui Tutto è Dio e come tale presente in Tutto. Una visione circolare quindi, a tutto tondo e simultaneamente percepita come il punto “dove lo spazio e il tempo si congiungono”.

Nel Gatka quindi la ricerca di questa congiunzione mistica è un tutt’uno con la congiunzione con l’avversario, o meglio gli avversari, visto che una peculiarità del Gatka è proprio poter combattere contro più avversari contemporaneamente.

Questo processo non è solo filosofico ma avviene attraverso un preciso training che passa attraverso il corpo e arriva a influenzare la mente e nutrire lo spirito del praticante. Un processo che pur nella memorizzazione delle tecniche mira nella prima fase dell’apprendimento soprattutto a smantellare vecchi schemi motori e a liberare il movimento e far si che lo stesso sgorghi naturale; da qui l’accezione di Grazia del Gatka per sua natura movimento armonico ed elegante. Più che su movimenti alternativi, di andata e ritorno il Gatka si basa su movimenti basati sulla forma dell’otto e cioè su movimenti di moto infinito. Questi movimenti permettono la rotazione sull’asse dell’otto dispiegando piani infiniti, di attacco e difesa, a 360° intorno al praticante. Non solo quindi l’efficacia pratica del movimento ma il movimento di moto infinito stesso, agisce sul praticante e suo stato mentale portandolo a quello che potremmo paragonare allo stato meditativo dei Dervisci rotanti. Lo stato mentale diviene quindi neutro, equilibrato nell’attacco e nella difesa, e rivolto al cogliere le opportunità pur nel caos del combattimento, mantenendosi centrati fisicamente e mentalmente. Questo genera nel corpo una produzione di sostanze endorfine che enfatizzano quanto soprascritto creando una positiva sinergia fisico-mentale.

Un’altra peculiarità del Gatka è l’uso, oltre delle gambe e braccia, delle armi. Esse vanno dal coltello alle armi da fuoco ma non potremmo comprendere il senso di quest’ampio ventaglio se non con l’intento che il Gatka si prefigge: educare il praticante alla gestione del potere e non l’essere gestito dal potere stesso. Per educazione alla gestione del potere s’intende il controllo dei tattwa e cioè dei cinque elementi: Etere, Aria, Fuoco, Acqua, Terra. A ogni elemento corrisponde un ventaglio di armi che si rifanno per loro natura a detto elemento, quindi coprendo i cinque elementi tutta la manifestazione del mondo materiale, di fatto, s’intendono tutte le armi. Appare quindi ancor più chiaro il detto sopra enunciato: “Tutto è un’arma, tutto può essere usato come un’arma”.

La suddivisione delle armi archetipiche, comprendendo il corpo stesso, avviene però in base alla numerologia tantrica che a sua volta si rifà alla Catena dei dieci Guru Sikh e dell’undicesimo, il Guru Grant Sahib (il Libro Sacro dove sono raccolte le parole di vari Santi che viene considerato esso stesso, l’ultimo e esaustivo, Guru vivente). Questo tema sarà demandato a successivi articoli che possano approfondire la connessione tra armi, numerologia tantrica, karma e l’opportunità di dirigere tutto questo all’emancipazione dell’essere umano come si prefigge la via spirituale del Gatka.

Guru Shabad Singh Khalsa

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