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Gatka

Il Gatka è un’antica arte marziale indiana che ha origine geografica nel Punjab (India del Nord).

…nel corso dei secoli XVI e XVII, i primi della loro storia, i Sikh assunsero una crescente importanza e questo preoccupò molto i sovrani Mughal, che dominavano allora gran parte del territorio indiano. Ciò si tradusse nella persecuzione, da parte dei meno lungimiranti esponenti di quella dinastia, dei Guru Sikh e dei loro fedeli; il che, a sua volta, fece sì che questi si armassero per difendere la propria gente e i propri ideali…

Insieme al Kundalini Yoga, il Gatka si è diffuso in Occidente grazie all’opera del maestro Sikh Siri Singh Sahib Bhai Sahib Harbhajan Singh Khalsa Yogiji, più conosciuto come Yogi Bhajan, che passò gran parte della propria maturità vivendo e insegnando negli USA e viaggiando in tutto il mondo per condividere i suoi insegnamenti.

Yogi Bhajan e Guru Shabad Singh

Altri due uomini, in seguito, hanno contribuito alla conoscenza di questa arte marziale in Occidente: Baba Nihal Singh Khalsa e Guru Shabad Singh Khalsa De Santis.

Baba Nihal Singh

Nasce e si sviluppa come metodo di combattimento meditativo basato sulla ricerca di equilibrio fisico e mentale. L’armonia dei movimenti e l’uso anche in contemporanea di armi diverse rende quest’arte marziale veramente affascinante e attuale. Infatti, gestire sollecitazioni a 360° e mantenere uno stato mentale neutro, fa del Gatka il naturale riferimento per praticanti di qualsiasi tipo di Yoga.

Oggi in India la trasmissione di questa arte marziale è strettamente collegata alla trazione Sikh, mentre in Occidente è improbabile che i praticanti di Gatka abbiano scelto questa arte marziale per proseguire la tradizione Sikh. In Occidente il Gatka è sì presentato come un’arte marziale con questa origine Sikh, ma altresì come disciplina in grado di dare al praticante degli strumenti che utilizzerà per raggiungere un equilibrio psico-fisico.

Gatka ha vari significati “Grazia“, “Estasi“, “Fermare la mente“. Gatka è un sistema d’armi, dalle mani nude alle armi da fuoco percorrendo un tragitto che passa per il coltello, la spada, il bastone lungo, l’arco, ecc. I suoi movimenti sono basati sul movimento infinito dell’otto (∞).

Attraverso i movimenti e le tecniche del Gatka, l’allievo è in grado di pervenire ad un equilibrio della Mente Negativa e della Mente Positiva, favorendo così il bilanciamento della MENTE NEUTRA. Con la ripetizione di precisi schemi di movimento, si sviluppa uno stato di coscienza in cui il discepolo può allargare il proprio spazio personale, espandere i propri confini e le proprie opportunità, in senso fisico, mentale, emotivo e sociale. Con la pratica del Gatka lo spazio personale viene percepito come più ampio, piacevole, comodo e concreto.

Questa arte marziale può quindi descriversi come pratica meditativa che coltiva quel particolare stato di totale e concreta presenza a se stessi e al mondo circostante.

In India il Gatka nacque per combattere il “nemico fuori”, mentre in Occidente la sua pratica insegna a confrontarsi anche con il “nemico dentro di noi”, l’inconscio, che se inesplorato può divenire pericoloso ma che, se conosciuto, può essere gestito e divenire fonte di forza.

Lo strumento principale di questa arte marziale è la SPADA, ma vengono utilizzate tutte le armi e anche le mani nude. La Spada nel Gatka viene usata secondo il movimento del moto infinito, basato sulla forma dell’otto ripiegato. Questo movimento permette di cambiare i piani di attacco e difesa, senza mai interrompere il moto della spada. Si viene così a generare una sorta di sfera intorno al guerriero in cui esso è libero di cambiare obiettivo o funzione. In questo modo il praticante sarà anche libero di usare tutte e due le braccia, muovendosi insieme alla sfera che lo circonda e lo protegge, in tutte le direzioni del piano. Il controllo dello spazio interno ed esterno, e l’utilizzo di tutte le armi, permette al Gatker di affrontare più avversari contemporaneamente, creando un sistema di difesa a 360°.

Tanto il Kundalini Yoga quanto il Gatka mettono l’individuo in condizione di allargare le proprie prospettive, di aumentare la consapevolezza di se stesso e dell’ambiente in cui vive e di accettare e rispettare qualsiasi forma di vita e di espressione; di elaborare, dunque, in modo creativo, la propria mentalità, la propria emotività, ma anche il proprio modo di relazionarsi, di inserirsi nel contesto sociale nel senso più lato.

Attraverso tecniche motorie, abbinate ad una precisa respirazione, sperimentate nella pratica del Kundalini Yoga, si avvia un confronto diretto e profondo con la nostra coscienza. Nella realtà, le radici dell’intolleranza, dell’incomprensione, dell’indisposizione alla comunicazione, della condanna e della mancata accettazione, sono proprio nel fatto che tali atteggiamenti sono rivolti in primis verso noi stessi. Camminando su questa via si dà la possibilità di riconoscere i propri limiti e le proprie risorse, con immediati benefici sulle relazioni con gli altri.

Con il Gatka si compie un passo avanti. Scopo fondamentale del Gatka è l’ incontro; tramite le tecniche di combattimento gli allievi imparano a non scontrarsi, ma a incontrarsi l’uno con l’altro, imparando a compensare i loro punti deboli, sfruttando i loro talenti; in relazione e integrazione tra loro. Si comprende come questo genere di argomenti possano promuovere una più civile convivenza tra persone diverse, nella speranza di poter collaborare nel tempo alla creazione di condizioni sempre migliori per tutti. Con la pratica del Gatka si intende portare un valore aggiunto all’educazione, tanto dei giovani quanto degli adulti.

Le lezioni di Gatka hanno i seguenti temi:

  1. ATTENZIONE: posizione di guardia corretta, statica e in movimento.
  2. COORDINAZIONE: movimenti delle braccia e delle gambe, singolarmente, in coppia e integrati.
  3. EQUILIBRIO: spostamenti sulle gambe, rotazioni continue in sintonia con gli arti superiori.
  4. ASCOLTO: tecniche di difesa.
  5. VERBALIZZAZIONE: tecniche di attacco.

Per concludere, sembra opportuno riflettere sulla relazione fra combattimento ed esistenza.

L’esistenza è dunque un’eterna lotta fra due principi polari la cui opposizione non è riducibile: un combattimento fra le gioie e le paure umane in cui gli istinti più nobili si scontrano con le più basse pulsioni del corpo. Proprio questo autorizza a pensare il combattimento come una metafora della vita e a ricercare in esso una chiave di lettura originale per migliorare l’esistenza, propria e della collettività.

 Scontrarsi con un avversario significa confrontarsi con l’altro-da-sé.

Le dinamiche del combattimento fisico sono molteplici ed imprevedibili, poiché sono il frutto dell’incontro di due esistenze, di due visioni, di due stati di coscienza. In questo senso lo scontro con l’altro non è in alcun modo schematizzabile, poiché estremamente mutevole e intimamente legato alle contingenze del momento.

Per vincere un confronto con un avversario non bastano anni ed anni di allenamento e non serve a nulla la forza fisica: tutto ciò si rivela completamente vano non appena ci si trovi davanti ad un imprevisto, ad un momento di mancanza di lucidità o alla paura di essere sconfitti. Lo scontro con l’altro presuppone sempre la possibilità che egli ci sopraffaccia, per suo merito o anche semplicemente per una fortuita coincidenza. Bisogna allora essere preparati ad affrontare qualsiasi evento la battaglia presenti, senza lasciarsi vincere da eccessive paure o sicurezze.

Qual è dunque lo spirito che permette di affrontare la battaglia con animo sereno? È solo combattendo senza attaccamento che si può rimanere perfettamente bilanciati fra le opposte tensioni presenti in noi e solo grazie a questo equilibrio si affronta la battaglia senza attendere vittoria o sconfitta, accettando indifferentemente quanto accade, in modo da non abbandonarsi né alla paura né all’arroganza, le quali sarebbero causa di disfatta.

La vita presenta le medesime caratteristiche del combattimento: se si vivono con attaccamento le gioie e i dolori che essa presenta, si viene continuamente trascinati da una parte all’altra senza poter realizzare completamente le proprie aspirazioni e potenzialità. In questo senso studiare le dinamiche del combattimento può aiutare a conoscere meglio la propria intima natura, poiché l’esistenza di ognuno altro non è che una lotta con se stessi. Capire la lotta con l’altro è dunque estremamente utile per capire quella dentro di sé.

Conoscere i propri limiti, in battaglia e nella vita, e tentare quotidianamente di superarli, in una strenua e incessante ricerca di miglioramento di sé, è importante per una comprensione più profonda dell’esistenza, del singolo e della comunità.