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    Articolo sul Gatka pubblicato sulla Rivista di Arti Marziali greca

    MONOΠΑΤΙ ΓΙΑ ΤΙΣ ΠΟΛΕΜΙΚΕΣ ΤΕΧΝΕΣ – OTTOBRE 2006

     

    GATKA
    “Un’arte marziale indiana”

    L’india, anche se questo non è molto noto al grande pubblico, ha profondamente sviluppato le arti marziali. Una storia che sfiora quasi il mito ci parla del principe indiano Bodhindarma che si dice abbia diffuso le arti marziali presso il tempio degli Shaolin. Una delle tante arti marziali di origine indiana è il Gatka. Si tratta di una tecnica che favorisce lo sviluppo del potenziale creativo dell’essere umano attraverso una sorta di danza che insegna a controllare la mente e a prendere contatto con la parte più profonda di noi stessi.

    Il Gatka è un’arte marziale della popolazione Sikh del Punjab, zona nord occidentale dell’India, che ha acquisito una grande notorietà a causa della sua efficacia e dei positivi risultati che produce in quanti l’hanno praticata.
    Definito intorno al 1700 dal Decimo Guru dei Sikh “GURU GOBIND SINGH” il Gatka insegna l’arte di trovare se stessi all’interno di un equilibrio permanente tra l’archetipo “del santo” e quello “del guerriero”.
    Il popolo dei Sikh era formato da persone amanti della tranquillità, che recitavano all’alba le loro preghiere e poi dedicavano il resto della loro giornata al lavoro, coltivando la terra o svolgendo attività commerciali.
    Questo popolo non possedeva una visione strategica, ricorreva all’uso delle armi solo quando le famiglie avevano bisogno di essere difese da aggressioni esterne.
    Di conseguenza il Gatka rappresentava per i Sikh non solo e semplicemente un’ arte marziale a scopo difensivo ma anche un metodo di potenziamento mentale dell’individuo che, analogamente allo Yoga, mira, oggi come ieri, al rilassamento attraverso tecniche interiori che producono la purificazione del corpo e della mente.
    Il Gatka, che questi contadini apprendevano in 10 giorni, ci insegna come possiamo utilizzare le armi in modo completamente indipendente fra loro (ciò costituisce un esercizio eccezionale per i due emisferi del cervello) così da rendere possibile l’utilizzo contemporaneo ed anche asimmetrico di armi di tipo differente.
    Sono riportate storie di “Santi – Guerrieri” che erano famosi per la loro abilità nello sbaragliare interi eserciti utilizzando il modo di combattere sopra descritto.
    Il Gatka è anche un’arte marziale “delle mani nude”. E’ anche chiamata infatti “La tecnica delle 1.000 mani”.
    In ogni caso l’arma che rappresenta maggiormente il Gatka è la spada. Sia nella tradizione occidentale che in quella orientale la spada è sempre stata il simbolo distintivo che conduce al riconoscimento di sé. Il “Santo Guerriero” dunque non impara soltanto l’uso della spada ma durante l’apprendimento delle tecniche di attacco e di difesa impara ad usare la mente in modo neutrale per essere guidato dall’intuito tanto nel combattimento quanto nella vita quotidiana.
    Tutto questo addestramento induce in colui che pratica il Gatka una tendenza alla meditazione interiore che non è disturbata nè dalle scosse della vita né dall’esigenza di autoaffermazione.
    Le caratteristiche principali di questa tecnica possono essere sintetizzate in tre punti:

    • Imparo a difendermi in maniera fulminea ed efficace
    • Imparo ad usare tutti i tipi di armi come se insieme fossero uno scudo
    • Imparo ad affrontare diversi avversari contemporaneamente

    La nascita del Gatka soddisfa bisogni che, oggi come ieri, e’ fondamentale soddisfare per condurre una vita serena e di successo come:

    • Consapevolezza continua della propria posizione nello spazio e nel tempo, all’interno del continuo e dinamico evolversi delle varie situazioni della vita;
    • Acquisizione della completa e corretta capacità di ascolto;
    • Raggiungimento di un livello di razionalità neutro e diretto;
    • Realizzazione di un efficace compromesso;
    • Capacità di analizzare le relazioni tra contesti differenti, senza pregiudizi.

    Gli esercizi di Gatka si fanno utilizzando la musica per favorire il mantenimento del tempo e del ritmo dei movimenti.
    Il movimento del tronco e delle estremità e’ eseguito seguendo il movimento dell’otto infinito, provocando in coloro che lo praticano una costante dinamicità sia a livello corporale che mentale. Questa è anche la premessa per entrare in uno stato interiore di neutralità all’interno del quale l’espressione dell’ energia creativa, che è la più grande forza dell’uomo, inizia a sgorgare dalle fonti più profonde dell’Io.
    In effetti il termine Gatka significa “grazia” o “stato di estasi”.
    E così,partendo dal Gatka e dai suoi armonici movimenti, si è aggiunta nel tempo un’ ulteriore dimensione; quella che oggi viene chiamata “La danza del Gatka”.
    In questa danza, senza l’aiuto delle armi, i danzatori, attraverso una complessa serie di movimenti nello spazio, richiamano da Shakti la primordiale forza della vita stessa.
    Si dice che chi ha la perfetta padronanza di questa “Danza della Forza” ne esegua i passi anche durante la morte quando sta aspettando di uscire dalla scena della vita.
    I vantaggi del Gatka non finiscono qui poiché può essere combinato con la pratica del Kundalini Yoga insieme al quale costituisce un’impeccabile sinergia che ha come diretto risultato quello di moltiplicare i benefici sia dell’una che dell’altra tecnica.
    Un’ulteriore aspetto del Gatka è la sua capacità terapeutica se praticato insieme al “Massaggio Polare” che e’ un metodo di concentrazione sul Chakra del cuore nell’ambito del bilanciamento dei cinque sensi che si trovano all’esterno del corpo.
    Infine, l’aspetto più raffinato del Gatka è il suo rituale della “Terapia della Spada”.
    Questa tecnica, che ha origine da un antico rituale sciamanico, veniva praticata di notte, dopo la battaglia, per cancellare l’angoscia e lo stress che i guerrieri accumulavano durante il giorno. Oggi questa tecnica viene usata per sciogliere i “nodi dello stress” e per purificare lo spirito della persona (che semplicemente si rilassa stesa per terra). La terapia della spada ripristina la delicata condizione del flusso di energia che costituisce il naturale stato di rilassamento dell’individuo.